Recensioni

6

Quartetto formato da Matt May (tastiere), Ben Stidworthy (basso), Tim Keen (batteria, violino) e Tim Beeler (voce, chitarra) gli Ought sono una piccola mosca bianca nel recente catalogo Constellation. Corposi e materici rappresentano la versione 2.0 del classico gruppo indie, ben distanti dalle solenni architetture o dagli scarti in avant-i che molti colleghi di etichetta – dai GY!BE a Stetson, da Matana Roberts a A Silver Mt Zion – hanno portato a compimento negli ultimi 12-24 mesi.

Otto tracce ben eseguite ed elaborate nel tentativo di riprodurre una cosmogonia di riferimento indie-pendente che, se guadagna in freschezza e coinvolgimento, perde in originalità e compattezza, vista la eccessiva eterogeneità del lavoro. Un bignamino, in buona sostanza, di stralci Sonic Youth di mezzo (Around Again potrebbe appartenere a Experimental Jet-Set, Trash And No Star), filigrane Talking Heads (con Habit siamo quasi al livello dell’outtake), slanci oltre-punk made in The Ex col basso a guidare le danze (Pleasant Heart), riflessioni introspettive in modalità post-rock dei tempi che furono con tanto di crescendo e catarsi alla Lungfish (la semi title-track Today, More Than Any Other Day), una spruzzata di post-punk primigenio inglese (Clarity!), intarsi di chitarre alla maniera dei migliori Television e via discorrendo, che si fa ascoltare ma non aggiunge né toglie nulla al già noto, scivolando verso la terra di mezzo dell’inutilità. Uno spreco, a dirla tutta, viste le possibilità.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette