Recensioni

Buttarsi a peso morto in questo nuovo Abisso – album fatto di atmosfere e sonorità che già conosciamo, ma impreziosite da risvolti sempre più interessanti e spiazzanti – è sempre una esperienza del limite. D’altronde, è tutta la storia targata OvO ad essere borderline, fatta com’è di confini, soglie da superare, interstizi e, nel caso attuale, precipizi. Tra ambientazioni mefitiche e disagio, post-metal ritualistico ed esoterismo maligno, litanie di sangue made in Stefania Pedretti e modulari strutture ritmiche ridotte all’osso (appannaggio di Bruno Dorella), l’orizzonte di questo Abisso ingloba elementi altri rispetto alla poetica da “giorno del giudizio” dei lavori precedenti. Quest’ultima comunque sempre ben presente, come una stella nera del mattino. I collaboratori: in primis Carla Bozulich a prestare la sua voce e gli Evangelista tutti a soffiare sul fuoco in Fly Little Demon, poi Alan Dubin (OLD, Khanate) a fare altrettanto in A Dream Within A Dream, per non dire del prezioso aiuto fornito da Rico degli Uochi Toki in sede di campionatura.
Poi le atmosfere. Sempre ferine, slabbrate, apocalittiche, ma meno monolitiche rispetto al passato, in virtù degli elementi citati sopra. In particolare, è l’uso più ampio dell’elettronica, dei synth e dei field recordings a farsi notare e apprezzare, come nel tappeto di pezzi clamorosi come Harmonia Macrocosmica (suite d’ambient cavernosa e misteriosa rotta dalle eruzioni vocali della sempre più spiritata chanteuse) o in maniera più evidente altrove (la gemella Harmonia Microcosmica). Oppure le divagazioni esotiche – l’Africa nera e voodoo che emerge da Ab Uno – ben calate all’interno di un immaginario ormai pienamente compiuto e riconoscibile, ma pur sempre in grado di rendere il tutto più mobile, minaccioso ma meno monocromatico, sempre sul ciglio dell’apocalisse ma in forme meno violente. Abisso è un disco degli OvO, l’ennesimo disco di un percorso che non conosce soste, cedimenti o semplice reiterazione e l’ennesimo lavoro che invita a riflettere su una materia mai come oggi matura e devastante, onirica e malvagia, screziata e ricercata. Probabile che Bruno Dorella e Stefania Pedretti siano individualmente al loro zenith creativo e collettivamente al loro capolavoro.
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