Recensioni

6.8

Se Sufjan Stevens, con il suo progetto di scrivere un disco per ognuno dei 50 stati americani, ha dimostrato che non c’è limite all’ambizione di un singolo musicista, anche Final Fantasy ha da dire la sua.

L’immaginario di riferimento di Owen Pallett, come dimostra in maniera più o meno inequivocabile lo pseudonimo che si è scelto, è legato al mondo dei giochi di ruolo e delle grandi saghe postmoderne. E del resto, ascoltandolo, si ha l’impressione che lo slancio verso i mondi fittizi sia sorretto dal salto dell’asta spiccato dagli arrangiamenti dei suoi pezzi: niente meno che un quartetto d’archi, un clavicembalo, un piano, la scelta ricorrente di cantare a cappella negli intermezzi strumentali. Insomma, l’aggettivo “pomposo”, uno dei primi che viene in mente ascoltando entrambi i suoi lavori, il vecchio Has A Good Home ed il nuovo He Poos Clouds, è praticamente il minimo che la sua musica possa tirarsi dietro. E c’è dell’altro. He Poos Clouds è un concept-album programmato nel dettaglio perché ogni canzone assomigli ad uno dei livelli di Dungeons And Dragons, il celeberrimo passatempo epico per gli appassionati del genere “fantasy”, appunto.

Chiarezza di idee o eccesso di narcisismo che sia, Pallett non è un musicista da sottovalutare. Archista degli Arcade Fire – di cui lo strascico è facilmente percettibile – e clone più o meno palese di Patrick Wolf (cui del resto assomiglia molto persino fisicamente), il giovane Final Fantasy si comporta da compositore e portavoce di un sistema in cui la musica e il reame della fantasia codificata vanno di pari passo in maniera che, c’è da immaginarsi, sia eccellente. La fisarmonica, i cori distorti, il registro magniloquente in cui la voce canta pure in piedi di Do You Love? o di This Lamb Sells Kodos lasciano pochi dubbi: non si può parlare più di canzoni, ma di piccole sinfonie, così come non si può più parlare di una band, ma di una piccola orchestra.

Una cosa è sicura, la musica di Owen Pallett si nutre di eccesso. E questo, necessario dirlo, vale tanto dalla parte dell’artista quanto da quella dell’ascoltatore: lo si ama, o lo si detesta.

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