Recensioni

Al terzo album, Owen Pallett, assunto il proprio nome al posto del moniker Final Fantasy per evidenti motivi di copyright, ha composto un personale song cycle di fiction contemporanea alla maniera degli adorati Van Dyke Parks e Brian Wilson. Il pretesto narrativo del concept risale a un bel po’ di tempo fa e all’idea di trattare attraverso la fiction temi quali l’appartenenza, lo sradicamento territoriale e, tra le altre cose, la xenofobia.
Concepito in quasi un anno di lavoro tra Canada, Stati Uniti e Reykjavik, oltre alla collaborazione di Gentleman Reg, Nico Muhly, Jeremy Gara (batterista degli Arcade Fire) e la Czech Philharmonic di Praga, il lavoro è un equilibrato mix orchestrale nel quale convivono chamber e synth pop, indie e songwriting classico, in un mix di analogico e digitale.
Alla base dei brani risiede una concezione polifonica e, come ha rivelato lo stesso Pallett, l’album è stato concepito programmando l’orchestra come un vero e proprio synth, cercando cioé di ricreare quello che era l’esperienza di Final Fantasy nei live: stratificazioni di suono – tendenti alla saturazione – che creavano un muro orchestrale.
La liricità e uno spiccato senso della melodia fanno il resto, con empatia e senso alto del dramma, forgiando un disco pop nel senso più compiuto del termine. Il lavoro più maturo del Nostro e la consacrazione che ci si aspettava.
Amazon
