Recensioni

Alle abrasioni industrial contrappuntate dai sub bassi dell'iniziale Voltos Bolt e ai codici morse della successiva Wanyguo, oppure ai vuoti cosmici della seconda parte dell'album, il duo ci ha da sempre abituato (viziandoci) fin dai primi vagiti. L'esordio dell'annunciato ultimo atto firmato Pan Sonic segue dunque il formato del precedente Katodivaihe / Cathodephase e della scorsa tournée, annunciata anch'essa come definitiva e dunque caratterizzata da una successione di singole tracce piuttosto del consueto streaming.
Un po' summa e un po' celebrazione, Gravitoni è tuttavia un lavoro a suo modo sorprendente, suonato con inedita passione e potenza espressiva. Lasciati andare freni inibitori, il duo si dà a un approccio rock'n'roll e liberatorio e suona con amore per la materia come se l'addio fosse l'unico modo per sentirsi amplificati davvero.
Differentemente soprattutto da KESTO (234:48:4), i momenti più industrial sembrano un manifesto di sonorità pansoniche espettorate d'istinto, senza omaggi scientificamente studiati ai padri. Forse Mika avrà approvato dall'ex amico Ilpo qualche inedito utilizzo di found recording; di certo tutti i conflitti tra i due sono stati trasposti in musica e sono loro le variabili impazzite di un lavoro che emoziona come Mika e Ilpo, su disco, raramente hanno fatto.
Corona, Radio Qurghonteppa e Trepanointi / Trepanation sono deliri eroinomani tra i più intensi di sempre, tutti spasmi di muscoli e frittura di nervi, tensione e rilascio prima del gran finale, Pan Finale appunto, una traccia che non vuole finire e non vuol bastarsi, tenuta con sobrio trionfalismo e scaricata in un taglio noise – perché se fine dev'essere l'unico modo è chiudere di netto.
Il cuore è l'ultimo regalo degli artici Pan Sonic, ma c'è ancora un album in contratto prima di concludere con la Blast First Petite…
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