Recensioni

6.9

Un sito promozionale, un evento nell’evento, un meta prodotto con musiche accreditate a Panda Bear e Sonic Boom e illustrazioni di Hugo Oliveira, ci porta dritto al cuore di Panda Bear Meets The Grim Reaper. Un sito navigabile come un libro-game, che accompagna dentro ambientazioni e gif animate tra David Lynch e la psichedelia (e gli studi cognitivi) degli anni Ottanta.

I bozzetti hanno sempre una connotazione, al di là della denotazione. Dicono qualcosa e lasciano intendere che ci sarebbe ancora molto da dire. In questo, è una buona presentazione dell’album. Tutti i brani di Panda Bear Meets The Grim Reaper sembrano dei trampolini di lancio – oltre che degli indovinelli, come suggerisce Panda. La preparazione per il decollo. Di converso, questo slancio smorzato porta a staticità emotiva, nelle strutture, nelle scelte armoniche, nei loop degli arrangiamenti. Le armonie vocali di Panda Bear, dai tempi di Person Pitch, citano il folk-pop psichedelico dei Beach Boys, in generale del suono Sixties – e neanche qui si fa differenza. In piena continuità anche con Tomboy, la voce è ancora decisamente protagonista. Eppure, in tutti i modi si cerca di annacquarla, proiettarla nello spazio, o meglio, farla decollare.

Sembra che la morte sfidata da Panda Bear, che dà il titolo al disco, sia la forza di gravità. Di certo lo sforzo è titanico, e coadiuvato da Pete Kember. A proposito del leader di Spacemen 3 e Spectrum, che già aveva lavorato al mastering e missaggio di Tomboy, possiamo dire che si sente il suo lavoro notevole al missaggio, benché anche qui si palesi come lontano, solitario (Sonic Boom ha effettivamente svolto gran parte del suo contributo da solo, a Minorca, dopo due settimane di collaborazione faccia a faccia con Lennox, ovviamente in Portogallo), con risultante l’incaponimento sul distanziare i livelli del mix.

Si sente la fatica nel cercare l’effetto psichedelico dietro drum machine che, per ammissione dello stesso Noah, derivano da ascolti hip hop, da scelte sincopate. Ci sono risultati di grande livello e ingegno (Boys Latin è uno yodl su base Ultravox). La ballata psichedelica Tropic of Cancer (che sembra uscita dalla dilatazione degli anni cinquanta) e Come To Your Senses denotano uno spiccatissimo afflato pop, piacevole perché al limite del caricaturale, sventato da Kember nel delirio cosmico (Lonely Wanderer).

Quando alla produzione corrisponde la scrittura, dove le due cose sembrano una funzionale all’altra, tutto va per il meglio (Principe Real). Non sempre accade, in Panda Bear Meets The Grim Reaper. Acid Wash mantiene le promesse, laddove l’ennesima ballata cosmica viene risucchiata in un lavaggio acido: sembra quasi un correlativo oggettivo di quello che tutto l’album cerca di fare ma non fa fino in fondo. Non può essere casuale il posizionamento alla fine del disco. È uno statement intelligente. Del resto, Panda Bear sa essere brillante come pochi, in tutto quello che fa; non sempre purtroppo riesce a essere davvero creativo.

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