Recensioni

Non c’è niente da fare: i Pankow rimangono fortunatamente uguali a loro stessi, dietro a qualche piccola differenza. Si specchiano nel loro passato (allo stesso modo del precedente Life Is Offensive And Refuses To Apologise, del 2002), come l’ascoltatore si specchia nell’interno riflettente del digipack di questo Great Minds Against Themselves Conspire (stampato per l’etichetta Wheesht, nata ad hoc per il disco). Ovvio, rispetto all’esordio (Freiheit Fur Die Sklaven) il suono è meno secco e tagliente, più corposo ed esplicitamente rumorista, meno industriale e più bruitista. Si è insomma persa da tempo la personalità invadente (e produttiva) dell’Adrian Sherwood di allora (anche se qui ancora fa eco in Yagan), che in quel disco “esuberava”, ma che già in Gisela (dove i Pankow legiferavano sull’ebm) più non si avvertiva.
La produzione, qui sta il punto, è la tavolozza che permette a Maurizio Fasolo e Alex Spalck (quest’ultimo figliol prodigo tornato già per lo scorso album) di reputare questo Great Minds… come il loro migliore lavoro. Ed è una produzione sensibilmente computerizzata (nel senso che si sente, pur non usando suoni laptop), confezionata nella casa australiana del vocalist multilingue. Si parte col botto, cioè con un disco-inferno come Deny Everithing. Si va avanti con una discreta violenza, fino alla melodia vocale classicamente Pankow – ma cucita su una canzone che sembra uscita da The Fat Of The Land dei Prodigy – di Estreme. Heroina (Für Tobias Gruben) ricorda poi gli Einstürzende Neubauten degli anni Novanta.
Ma è persa l’anarco-aggressività degli inizi, che era sovversiva ma, sostanzialmente, divertita – come dimostra l’estro e l’ironia nella scelta delle innumerevoli cover registrate dal gruppo fiorentino. Ormai ai Pankow sembrano venir meglio le serpentine da incubo lento in coda all’album, da Each Man Has A Way To Betray The Revolution a The End is Nigh, finale struggente, trascinato sopra un fruscio di sottofondo che decolla e poi atterra, e un beat lentissimo di cui ci si scorda puntualmente finché non si ripresenta, come un singhiozzo paranoico. Una chiusa che fa cambiare idea chi pensava, fino a quel punto, di stare sotto al
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