Recensioni

7.2

«Quella radura nel bosco intricato e incantato dove il cercatore annusa i chiaroscuri nel sottobosco, si libera tra le foglie e intreccia i rami a fabbricare scale, passerelle, piattaforme, scivoli e liane con cui lanciarsi». E’ in questo bosco fitto e complicato che Paolo Cattaneo costruisce con fatica Una piccola tregua, il suo quarto album che segue a tre anni di distanza La luce delle nuvole. Al pari della sua metafora esistenziale e personale, e al netto del flusso di coscienza che porta i suoi testi a confrontarsi in modo tutt’altro che semplice con l’amore e le contraddizioni della vita, il lavoro di stile che porta avanti il cantautore bresciano segue lo stesso impervio, difficile percorso.

L’album si apre con rumori metallici che lentamente si diradano per lasciare spazio all’incedere di Trasparente, un brano che parla di amori e dei segni che rimangono addosso. La produzione artistica firmata insieme a Matteo Cantaluppi ricorre con forza nella gestione dell’elettronica, all’occorrenza incalzante e liberatoria ma anche minimale ed evocativa (Ho chiuso gli occhi), tra synth e ombre wave utili a fare da contrappeso alle architetture di Cattaneo. Le influenze che possono aver inciso sulla produzione di questo disco (Battiato, Paolo Benvegnù, Riccardo Sinigallia) ricorrono inevitabilmente, ma il lavoro di scrittura condiviso all’occorrenza con nomi di prima fascia come Lele Battista, Ettore Giuradei, Giovanni Peli o Stefano Diana aiuta Cattaneo a individuare e tracciare ancor più marcatamente una strada del tutto personale e riconoscibile. Il tempo è un altro dei temi portanti di questo lavoro, quello passato che ritorna quando si chiudono gli occhi (Due età un tempo) e quello che una coppia riesce quasi irrazionalmente a trascorrere insieme (Il miracolo), o ancora quello passato con una maschera di imposta allegria (Bandiera) o vissuto nella perenne indecisione (Questa vita al volante). E tra i racconti, i personaggi e le storie del cantautore, alla lunga vengono fuori con forza quelle canzoni che a un secondo ascolto tornano da subito familiari, convincenti, solide (Se io fossi un uomo, Sottile universo).

Quello di Cattaneo è un album complesso, ricco di costruzioni melodiche da scalare e vallate sonore in cui perdersi, un lavoro prodotto con grande gusto, riflessione ed eleganza che viene fuori e si fa apprezzare alla distanza. È anche per questo che il finale affidato alla leggerezza de La strada è tutta libera e Fragili miti somiglia un po’ alla terra che finalmente si intravede al termine di un lungo viaggio. Quella che però rimarrà, una volta tornati a casa, sarà la voglia di rivivere ancora una volta le difficoltà di quel lungo percorso, del buio e delle incertezze, all’affannosa e disperata ricerca di una piccola tregua.

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