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Vive di simmetrie e frantumazione delle stesse questa insolita collaborazione tra Paolo Spaccamonti e quel Jochen Arbeit di einsturzendiana memoria. Galeotta fu Torino e la fervida scena che si coagula grossomodo intorno ai Larsen, che ha permesso l’incontro tra spiriti affini per una session-fiume di registrazione ben presto ridotta e trasformata in vinile dall’ottima accoppiata Boring Machines/Escape From Today. Simmetrie e asimmetrie, si diceva, in un incontro che ha dietro rimandi geografici, toponomastici e politico-ideologici ben evidenti e che, musicalmente, si risolve in un incontro/scontro tra chitarre che non è mai duello ma condivisione di visioni e riconoscimento delle differenze; sia quando gli umori messi in scena sono simili e i due chitarristi viaggiano all’unisono, sia quando essi vanno in contrasto o in opposizione creando asimmetrie cangianti e stimolanti.

Da una parte l’aplomb oramai certificato di Spaccamonti quando c’è da tratteggiare dimensioni e panorami cinematografici, dall’altra l’approccio rumoroso, sia di clava che di cesello, a ben vedere, del tedesco sono un continuo clash tra approcci eterodossi, confluenze asimmetriche, deviazioni per le tangenti (spesso oblique e trasversali) che si tramutano di volta in volta in deliqui post-rock eterei e sfilacciati (III), sostanziose eruzioni limitrofe al drone-rock (II), splendidi intrecci di arpeggi estatici e cangianti (V) o ossessionanti reiterazioni tra il cosmo e la materia pulsante, tra il rock e l’astrazione, come avviene nella lunga IV, che coi suoi quasi 8 minuti di durata è una sorta di architrave dell’intero lavoro. Tutto ciò fa di CLN un lavoro che è la quintessenza delle sue premesse teoriche, in definitiva, perché come recita la press “solo se conosci la simmetria puoi romperla”.

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