• Mag
    12
    2017

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Fueled By Ramen

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In un ipotetico flusso di coscienza appartenente a qualsiasi persona che ha vissuto l’adolescenza negli anni ’00, il nome Paramore si ricollega immediatamente a quel periodo in cui l’emo si slavava con le melodie pop dando origine a un ibrido per la maggior parte delle volte poco riuscito e che faceva implorare pietà a tutti i puristi del genere. Se di questi tempi orde di adolescenti saltano di firmacopie in firmacopie in trepidante adorazione del vincitore del talent di turno, nei primi anni 2000 per fare i numeri ed essere accettato da una folla urlante di teenager bastava presentarsi con due borchie, un bel ciuffo in faccia e dei capelli colorati con tinte stra sbiadite. I Paramore erano tra i più importanti ambasciatori di questa ondata legata soprattutto a un gusto estetico più che alla qualità musicale e tra i gruppi più gettonati dai teenager che al tempo in Italia si riunivano a sbraitare sotto la terrazza di TRL (si perché esisteva ancora TRL).

C’è da dire che se anche sono ormai lontani i tempi di Riot!, e nel frattempo ci sono stati dei cambiamenti soprattutto a livello di organico (non ultimo Zac Farro si è recentemente riunito a loro dopo sette anni di attesa), ogni ritorno sulle scene della band statunitense ha sempre ricevuto una proverbiale storta di naso da parte di critica e pubblico. A quattro anni di distanza dal loro ultimo lavoro – che comunque non era pessimo come quelli degli esordi – i ragazzi sono dunque (ri)tornati e sembra che si siano definitivamente scrollati di dosso ogni residuo adolescenziale, sostituendo, nel contempo, gli abiti scuri da punk-rocker sbiaditi con il technicolor, acquistandoci in freschezza, leggerezza e modernità.

After Laughter è un album costruito sulla retromania, che abbraccia e continua la tendenza (non solo) musicale di far rivivere sonorità pescate direttamente dal bacino degli 80s con arrangiamenti elettropop (ma anche della new-wave). Considerando il ruolo trainante che ha assunto Hayley Williams nei periodi difficili della band, non si possono che aggiungere paragoni con Debbie Harry; non a caso infatti i Blondie restano uno dei maggiori punti di riferimenti musicali dei Paramore, e la loro influenza è ben presente anche in After Laughter. Dunque parliamo di un disco pop, ballabile e super catchy ma anche di un album disseminato di tante piccole inversioni di marcia che lasciano piacevolmente sorpresi (26, sostituiti i synth con la chitarra, si apre ad una sognante malinconia). Un punto di contatto con tutti i precedenti album resta, infine, nella scrittura: nato durante un periodo di crisi, il disco si avvale di momenti confidenziali in linea la fase emo (o pseudo tale) della band. Senza dubbio il loro l’album migliore finora, una piacevole sorpresa, godibile e riuscita.

25 Maggio 2017
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