• Gen
    14
    2019

Album

Offen Music

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L’ultimo disco di Marco Passarani, l’ottimo Sullen Look del 2005, salutava gli ascoltatori con un monolite di oltre otto minuti in continuo movimento tra avveniristica techno- drone e nostalgica electro robotica che prometteva un Rendez Vous at 2099, ma per fortuna gli anni che abbiamo dovuto attendere per un nuovo full-length del dj e producer capitolino sono stati un’ottantina in meno di quelli preventivati. A quattordici anni da quello storico e celebrato album, Passarani torna, attesissimo, con un nuovo lavoro, intitolato semplicemente W.O.W., esattamente come l’espressione di stupore che sia l’amico Vladimir Ivkovic (la cui etichetta Offen Music produce e distribuisce l’opera), sia tutti noi abbiamo emesso alla notizia dell’uscita del disco prima, e all’ascolto poi.

Sì, perché in W.O.W. l’artista romano (che anche se non ha prodotto album, non è stato certo con le mani in mano in questi quattordici anni, come dimostrano i numerosi EP e soprattutto la serrata attività dei Tiger & Woods, progetto post-house avviato, inizialmente in incognito, assieme a Valerio Delphi) torna alle radici più black di quel suono techno, limpido, grasso e originale, che da sempre contribuisce a sdoganare nel suolo italico (Passarani è stato uno dei primi a tracciare collegamenti tra Roma e Detroit, come anticipava già il titolo dell’EP di debutto): aperto dal minimalismo fantascientifico di Coldrain, l’intero lavoro mostra un’essenzialità d’altri tempi, dove anche solo una semplice idea viene approfondita e sviscerata completamente. Sempre senza perder mordente o stancare l’ascoltatore.

Spiccano in questi tre quarti d’ora di musica una Drumy Dream che riprende le più felici intuizioni di Juan Atkins e l’irresistibile climax della lunga Talk to Me, il retrogusto italo-disco di Innowave e la massiccia deriva bass di Minerals, ma il bello di W.O.W. non sta in un singolo pezzo (per quanto eccezionale): la grandezza di questo disco è il suo guardare alla tradizione, al passato, alle radici black e ai gloriosi nineties (la house asciuttissima e sempre lussuriosa di Get Down) finendo per immaginare il futuro come solo la miglior techno sa fare. Bentornato Marco e, come al solito, tanto di cappello.

15 Gennaio 2019
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