• ott
    05
    2018

Album

Cleopatra Records

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Dreamrave. Così Vivian Moon aka PASTEL GHOST definisce la sua musica. Fa sempre piacere avere a che fare con artisti che si auto-etichettano togliendoci il pesante fardello di dover sintetizzare le diverse sfaccettature stilistiche di una proposta musicale: il tag “dreamrave” è certamente azzeccato per descrivere l’operato di Vivian Moon, producer e vocalist della scena di Austin, Texas, che in passato ha militato per qualche tempo all’interno del Post Primal, collettivo artistico female-run stanziato ad Oakland (California).

Dreamrave, dicevamo, racchiude gli elementi che hanno caratterizzato fino ad oggi la discografia dell’americana, composta da due EP (Dark Beach del 2013 e Shadows del 2014) e da due album, Abyss e il recentissimo Ethereality pubblicato via Cleopatra. All’interno convivono beat in 4/4 che suonano come ricordi progressive house/dream trance ad altezza 1996 (un po’ Faithless, un po’ Robert Miles), linee melodiche ovattate e dilatate, layer gazey (in curriculum anche un remake di When You Sleep dei MBV) e synth pulsanti ed ipnotici. Una sorta di chillwave di ripescaggio 90s (ma con riferimenti diversissimi rispetto ad un George Clanton) contornata da (ormai passate) estetiche Tumblr-via-witch house.

Ethereality è ad oggi l’opera meglio riuscita di PASTEL GHOST: senza perdere di vista l’intento prettamente atmosferico, l’album regala una manciata di killer tracks adatte sia ad essere suonate nei club sia all’ascolto solitario. Possession è certamente uno degli highlights, con gli incastri di synth e le ripartenze piazzate nei punti giusti. Materiale, per intenderci, che qualche tempo fa avrebbe riempito le piste di gente con gli occhi chiusi e le braccia al cielo. In generale i momenti migliori sono quelli trainati da synth tanto striduli quanto rapidi (Johnny Jewel a velocità doppia) e da beat uptempo che sembrano provenire dai Crystal Castles meno aggressivi. È il caso di Amethyst (basso super bouncing e virate quasi eurodance) e Iris. Negli episodi meno dinamici (Tears) la proposta perde un po’ del suo fascino andando a lambire territori dream pop che non sembrano essere completamente nelle corde di Vivian, più vicine invece a stilemi dark ed electro.

Fuori dal tempo, né revivalista, né particolarmente contemporaneo, né proiettato verso il futuro, Ethereality è un ascolto consigliato che pur non allontanandosi troppo dall’innocuo divertissement è capace di concedere attimi di pura estasi.

12 novembre 2018
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