• Giu
    01
    2007

Album

Universal

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Poco meno di due anni fa, Sir Paul aveva segnato un bel punto a suo favore grazie alla fortunata collaborazione con Nigel Godrich, convincendo un po’ tutti (cosa che non accadeva da tempo per un suo album solista) e rischiando persino di far breccia negli indie kids. Funzionava a meraviglia, Chaos And Creation In The Backyard, perché a un songwriting ispirato e insolitamente intimo accompagnava una visione di insieme coerente, un mood ricercato e fortemente voluto. E’ lo stesso motivo per cui questo Memory Almost Full, invece, non funziona come dovrebbe. Il che è paradossale, se si pensa che queste canzoni nascono esplicitamente come una sorta di concept sulla memoria e sul passato, andando a pescare a ritroso nel vissuto dell’ex Beatle.

E’ quindi facile supporre che il producer di turno, David Khane (The Strokes, Bruce Springsteen), abbia avuto un ruolo diverso nel guidare il Nostro rispetto a Mr. Radiohead; francamente, ci viene il sospetto che ciò che ascoltiamo sia maggior parte farina del sacco dell’autore, che anche qui suona quasi tutti gli strumenti (eccetto alcune tracce preparate in precedenza con la touring band) e, si presume, ha avuto più libertà nel selezionare il materiale ed arrangiarlo a suo piacimento.

Ecco che si trastulla con un mandolino in Dance Tonight – filastrocca intima come le sa fare solo lui, alla All Together Now, per capirci, ma con tutta la maturità dell’occasione – , si produce in spericolati solo di chitarra, giochicchia con improbabili basi al laptop e vocoder (la wingsiana See Your Sunshine e Feet In The Clouds), scatena il suo miglior urlo alla Little Richard in Nod Your Head (pasticciata però da figure di archi simil Kashmir..); poi ancora mette assieme ’60 (quelli suoi in Ever Present Past – col clavioline ripescato da Baby You’re a Rich Man -, quelli dei Beach Boys di Vintage Clothes), ’70 (certe kitchitudini alla ELO / Queen che affiorano spesso), perfino ’90 (Only Mama Knows, che pare un momento scatenato degli Sparklehorse, la beckiana That Was Me). Una varietà che sa di pasticcio e manca di messa a fuoco, di fatto il lirismo – che dovrebbe stare al centro del disco – pare più forzato che sincero, costretto in arrangiamenti e melodie non all’altezza (You Tell Me, House Of Wax).

Possibilmente stavolta Macca si è lasciato andare più del solito, come d’altronde è successo alcune volte nel suo percorso solista (ehm, la maggior parte delle volte a pensarci bene, tranne forse per Flowers In The Dirt … oops come non detto, ai tempi c’era Elvis Costello). O, più semplicemente, questa volta il materiale non è esattamente di prima qualità, ma ad uno che ha scritto 3453453,3 periodico canzoni pop in quarant’anni e passa, possiamo perdonarlo facilmente. Peccato però, perché il suo intimismo da terza età cominciava a piacerci.

1 Giugno 2007
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