Recensioni

Tra i reduci dei sixties ancora in attività, il quasi settantenne Paul Simon è forse quello invecchiato meglio. Lascia quasi increduli infatti la freschezza di questo So Beautiful Or So Wath, dodicesimo album del piccolo grande cantautore del New Jersey, ad un lustro dal buon Surprise e in attesa che le corde vocali del sempiterno compagno di palcoscenico Art Garfunkel tornino in forma per riavviare l'Old Friends Tour. Dieci pezzi per poco meno di quaranta minuti nei quali il consueto mix di perizia, dinamismo e sensibilità sboccia con rinnovata immediatezza. Non è difficile prestar fede a quanto dichiarato dallo stesso Simon, d'aver cioè ripreso gusto a comporre sulla chitarra, mettendoci più cuore e meno raziocinio.
Non per questo viene meno quel senso di dominio assoluto sulla materia, evidente tanto nei risoluti struggimenti (la pensosa Questions For The Angels, la delicatezza indolenzita di Love And Hard Times, in entrambe vaghi retrogusti Paul McCartney) quanto nei vividi sussulti (le vibrazioni errebì della title track e della tirata Love Is Eternal Sacred Light). Il bello anzi il cuore della cosa sta però nella levigata ricchezza degli arrangiamenti, concepiti con la complicità dell'antico collaboratore Phil Ramone e sapientemente aspersi d'elettronica grazie alla supervisione di Chris Bear (batterista dei Grizzly Bear). Ogni traccia è come un bassorilievo da indagare attraverso "sguardi" successivi, manufatti che diresti tanto artigianali quanto sintetici ottenuti stratificando particelle bluegrass, doo wop, folk, gospel e world.
Se spesso si finisce col pensare al capolavoro Graceland (si prendano le fragranti pulsazioni di The Afterlife e le aromatiche nuances di Dazzing Blue), è vero però che gli africanismi non oltrepassano la soglia di una suggestione – per così dire – organica, come l'impronta di un dialetto metabolizzato che ormai fa parte dell'intercalare e che caratterizza l'invenzione sonora anche quando sembra guardare altrove (l'oriente flamencato di Rewrite, le amniotiche freakerie appalachi di Love And Blessings, il folk-rock radiante dell'iniziale Getting Ready For Christmas Day). Davvero una bella raccolta, assieme malinconica e suadente, lirica e festosa. Ad avercene di dischi senili di tal fatta.
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