Recensioni

A sei anni di distanza da You’re The One, Paul Simon ritorna con il nuovo album Surprise prodotto da Brian Eno. L’attitudine alla sperimentazione sonora è connaturata nell’artista americano, sin dai tempi delle commistioni jazz degli anni ’70 e della world music (il bel Graceland, 1986, Rhythm Of The Saints, 1990), tra Sud Africa, Brasile e Messico.
Non sorprende quindi più di tanto la collaborazione con Eno: il sound di Simon si tinge di elettronica, offrendo un compendio della sua cifra stilistica, in cui prevalgono le ballad classiche, Everything About, I Don’t Believe e Wartime Prayers, quest’ultima uno statement sugli effetti della guerra in Iraq (All that is changed now/gone like a memory from the day before fires/people hungry for the voice of God/hear lunatics and liars/ wartime prayers in every language spoken/for every family scattered and broken); altrove non mancano ancora riferimenti all’attualità, che lo avvicinano all’ultimo Neil Young, anche se con modalità più soffuse rispetto al canadese pazzo.
Disco che niente aggiunge a una carriera, e che arriva in un momento in cui si ammira il coraggio di cercare nuove strade. Forse manca la spinta primaria, la scintilla creativa, che renda la musica qualcosa per cui valga veramente la pena. Il risultato è perciò altalenante, un premio all’impegno a cui si dà un (6.7/10).
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