Recensioni

E’ un pò come in quelle riunioni con vecchi compagni di scuola. Ci incontra dopo anni, si ride, si scherza, si scopre che si è tutti ancora fantastici come quando ci si frequentava. Poi però la vita chiama e nessuno rinuncerebbe a un pezzetto della propria in nome dei vecchi tempi.

Ecco come la vedo io la reunion dei Pavement. Al di là dei risvolti economici, che ci saranno pure, ma non stiamo certo parlando di un gruppo di multimilionari in coda ad incassare royalties. L’Estragon stasera è pieno, non esaurito, ma il calore con cui il pubblico riscalda Malkmus e soci parla più dei numeri.
L’ultima volta li vidi circa undici anni fa, a Modena, pochi giorni prima che l’irrequieto Stephen esibisse un paio di manette di fronte ad una Brixton Academy sbigottita, decretando di fatto la fine della band. Credetemi se vi dico che quasi nulla è cambiato. Siamo cambiati noi magari, il mondo sicuramente. La magia che si respira questa sera, invece, è proprio quella di allora, con Stephen Malkmus svogliato slacker ultraquarantenne e gli altri che cercano di interpretarne ogni bizza: Nostanovich carica il pubblico a dovere lasciandosi andare a spasmi e grida su Conduit For Sale, West è attento e preciso come un ragioniere alternative, Ibold sorride beato con l’eterna faccia da adolescente che lo contraddistingue.
La coppola che Kannenberg porta in testa è l’unico segno evidente del tempo trascorso. E’ lui che tiene più di tutti a questa reunion e si vede, la sua emozione traspare sin dalle prime battute. Sulla coda strumentale di Stop Breathing riesce perfino a strappare la scena, ritirandosi in un angolo, togliendosi le scarpe e lanciando i calzini al pubblico. E’ il massimo della ritualistica rock’n’roll che ci si può attendere dal lui. L’Estragon comprende e gradisce.

I Pavement hanno sempre saputo suonare meglio di quanto abbiano mai desiderato dar a vedere e oggi la cosa è ancora più evidente. Improvvisano, vagheggiano, partono per la tangente, ma al momento opportuno (sui cori di Debris Slide, ad esempio, o nella catarsi rumorista di Summer babe) colpiscono compatti.
Un’esibizione generosa la loro: 27 brani che pescano da tutti gli album e fanno fare la parte del leone a Slanted And Enchanted e Crooked Rain. Al termine dei bis, alla fine di una bella versione di A Date With Ikea, Malkmus si lancia a peso morto su Steve West, franando sul drum kit. Pare che tutto sia finito e invece c’è ancora tempo per un rientro sollecitato a gran voce (con Kannenberg che si lascia scappare un “…so much better than Rome…“) e una Range Life che manda via tutti a pancia piena. Compreso il sottoscritto, che non chiedeva molto al suo gruppo preferito e, a conti fatti, può dirsi soddisfatto.
I ragazzi hanno mostrato ancora di divertirsi a saper divertire, facendo passare in secondo piano la malinconia connaturata a questo tipo di evento.
Ora però ognuno per la sua strada, per favore, ché di patetiche reunion permanenti in stile Pixies non ne abbiamo davvero bisogno.

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