Recensioni

Fin troppo ovvio il sincronismo tra tour di reunion e uscita sul mercato di questa raccolta, che altrettanto ovviamente si rivolge a chi nei novanta era troppo giovane o troppo distratto per accorgersi dei Pavement. E, vista l’assenza di inediti, soltanto a loro. I quali, fortunati, hanno oggi la possibilità di scoprire una delle band più influenti degli ultimi lustri, e non solo dal punto di vista musicale. Lo scazzo obliquo col sottofondo di rabbia senza appigli e passione inesplosa, quel cercare un senso nel vuoto, sbeffeggiando i cliché del machismo rock, sono alcuni degli elementi che rendono il loro repertorio irrinunciabile. Con particolare riferimento ai primi due album.
Tanto per chiarire, se fosse toccato al sottoscritto compilare la scaletta di un "best of" pavementiano, avrei incluso integralmente Slanted And Enchanted e Crooked Rain, Crooked Rain, quindi avrei completato l’opera piluccando dal resto (con un occhio di riguardo per Wowee Zowee), operazione quest’ultima che mi avrebbe provocato il classico imbarazzo della scelta. Facile, no? Facile, certo, proprio come il giochetto di quello che non c’è, che nel mio caso si cruccia vieppiù dell’assenza di We Dance, Rattled By The Rush e magari qualcosina in più dal sottostimato ultimo album (Cream Of Gold? Carrot Rope? Major Leagues?).
Comunque sia, va detto che le 23 tracce di Quarantine The Past (titolo genialoide) girano che è un piacere alternando spasmi ed abbandono, tratteggiando così un ritratto tutto sommato completo della band californiana che un tempo strapazzò le playlist alternative rendendo oltremodo popolare il concetto di "lo-fi".
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