• Nov
    01
    2006

Classic

Domino

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Chi pensava che la deluxe di Crooked Rain Crooked Rain avesse dato fondo agli archivi dei Pavement sarà costretto a ricredersi. Questa Sordid Sentinels Edition dell’opera terza della band di Stockton conferma anzitutto la Domino come la label più attenta e generosa in questo tipo di operazioni: a partire dal 2002 fan ed esegeti di Malkmus e co. si sono trovati tra le mani materiale completamente inedito per almeno una sessantina di tracce. Sulla qualità delle stesse, se il primo dei due dischi – nella formula consolidata a partire dalla deluxe di Slanted & Enchanted – raccoglie b sides e singoli coevi al disco (su tutte il Pacific Trim EP del 1996, che meriterebbe trattazione a parte), il secondo è fatto prevalentemente di versioni demo dello stesso materiale, di sicuro valore affettivo a discapito di quello puramente artistico. Eccezion fatta per l’ineffabile cover di No More Kings di Lynn Ahrens (dal programma seventies Schoolhouse Rock) e qualche interessante alternate take, si tratta di roba rigorosamente fans only, ma si sapeva già.

Quanto al disco vero e proprio, Wowee Zowee, è quello in cui qualcosa cominciò ad incrinarsi. Almeno per chi, dopo l’asso calato di Crooked Rain, lo trovò un lavoro discontinuo, raccogliticcio, dispersivo, colmo per lo più di riempitivi e perfino autoindulgente (aggettivo, quest’ultimo, che potrebbe essere l’ultimo da affibbiare a gente che ha fatto dello svacco uno stile di vita, ancor prima che attitudine, moda o posa). Non la pensava così la band, e nemmeno chi tra i fan lo considera addirittura il migliore della discografia. Non sarà così, però se prendiamo i due estremi toccati degli album precedenti, non si potrebbe avere migliore sintesi delle anime del gruppo: da un lato il songwriting sempre più limato di Malkmus, capace di perle come We Dance, At&T, Grounded, Father To A Sister Of Thought; dall’altro il laissez faire dei compagni (Bob Nastanovich in primis), quell’attitudine ludica e genuinamente folle che permea gran parte delle schegge impazzite inserite apparentemente alla rinfusa tra le canzoni (Brinx Job, Extradition, Serpentine Pad, Flux= Rad, Best Friends Arm). Eppoi la scrittura più sicura di Spiral Stairs, qui presente con quella che resta una delle sue chicche, Kennel District (oltre che in b sides come Painted Soldiers, nel cd2). E ancora il brano che meglio degli altri segna l’affiatamento raggiunto da quella che fino a pochissimo tempo prima era una congrega di dilettanti dichiarati: Fight This Generation. Magari non ci saranno le canzoni migliori in Wowee Zowee, però se cercate tutti, ma proprio tutti gli aspetti che hanno fatti grandi i Pavement è qui che li trovate.

Il riferimento zappiano del titolo – che è anche omaggio al dipartito Gary Young, leggendario drummer e figura chiave della genesi pavementiana – non potrebbe essere più appropriato per l’album più psichedelico e vario dei Nostri, senza lasciarsi però trarre in inganno: nessun sagace ed affilato sarcasmo da queste parti, tantomeno tecnicismi stratosferici. E’ dei Pavement che stiamo parlando, ragazzi. Una band che a sei anni dallo scioglimento continua a suonare terribilmente attuale e originale, alla faccia del tempo che passa e delle umane vicissitudini. Quanto se ne sente la mancanza, però…

2 Dicembre 2006
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Pavement

Wowee Zowee / Sordid Sentinels Edition

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