Recensioni

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La teoria darwiniana sull’evoluzione delle specie sostiene che non sono i migliori a prosperare, ma i più pronti ad adattarsi alle condizioni circostanti. Forse tra i primi ci sono stati anche i PerikoloGeneriko, che già dal nome mettono una chiara sottolineatura alla scarsa disponibilità a piegarsi alle regole di un mondo, quello della discografia del passato, ordinato da leggi paradossalmente lontanissime dallo spirito più genuino del rock’n’roll.
Fatto sta che i PerikoloGeneriko erano – si sono sciolti – una band che non solo aveva tutte le carte in regola per dire la sua nel mondo del heavy, ma avrebbe potuto farlo per lungo tempo.

Caratterizzato dalla presenza del leader Max Montanari, vocalist e performer di spicco nonché autore di buoni testi in italiano, e fautore di un sanguigno hard & heavy rock in bilico tra ispirazione anglosassone – Iron Maiden – e matrice orgogliosamente indie italica – Litfiba e Timoria –, il quintetto si è fatto le ossa accumulando oltre 200 date dal vivo, alcune delle quali lo hanno portato oltralpe per quatto tour, lo hanno visto partecipare al Heineken Jammin’ Festival (edizione 2000), nonché aprire per Piero Pelù e i Negramaro (2005). Poi, quando l’interesse di una major (Warner) sembrava spalancare scenari sempre più ampi, ecco lo scioglimento dopo la registrazione di una serie di brani che restano nei cassetti fino al 2020.

Composto da sette brani, uno per ogni peccato capitale, S.A.L.I.G.I.A. – acronimo di superbia, avarizia, lussuria, invidia, ira, accidia – è un concept album che mette in mostra sagacia narrativa e strumentale: un buon lavoro di chitarre, trame ritmiche classiche ma ancora attuali, una voce calda ed espressiva; qualità che nel mondo del rock più muscolare nostrano non sono cosa di tutti i giorni. Il lavoro di archeologia sonora compiuto per riportare in vita S.A.L.I.G.I.A. andava fatto: è giusto ricordare e studiare anche le specie estinte, soprattutto se scomparse non per loro demerito.

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