• feb
    15
    2010

Album

EMI

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Un album molto personale di 12 canzoni eseguite per sola orchestra e voce”, questa la definizione di Scratch My Back da parte del musicista inglese. Dodici cover quindi, eseguite con un’orchestra di 40 elementi, con arrangiamenti del veterano John Metcalfe (Durutti Column) e produzione di Bob Ezrin. Un progetto ambizioso che prevederà a breve uno scambio da parte dei personaggi coinvolti, David Bowie escluso.

Scaletta azzeccata, scelta di cover ad ampio range (Randy Newman, Lou Reed, Neil Young, Paul Simon, Talking Heads, Radiohead ma anche The Magnetic Fields, Arcade Fire, Bon Iver, Elbow e Regina Spektor) attraverso cui Peter Gabriel mostra come sempre un ottimo gusto musicale. Artisti così diversi sono resi alla sua maniera, senza snaturarli ma piuttosto rivisitando ogni canzone, non stravolgendoli ma costruendo gli arrangiamenti attorno alla sua voce sempre efficace.

Ne viene fuori un incontro inusuale tra classica e pop, con arrangiamenti spogli ma funzionali, dove l’enfasi è messa solo all’occorrenza, come nel crescendo di My Body Is A Cage degli Arcade Fire. Si sentono l’influsso classico e quello minimalistico, ma anche il sincretismo gabrieliano e anni di world music, una costruzione per aggiunta di elementi, l’emotività e una resa sonora e vocale ben amalgamate: tutto questo fa sì che l’album sia compatto e vi si senta il peso del “mestiere”, in positivo”, di uno come il Nostro. Applausi.

7 febbraio 2010
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