Recensioni

6.6

Stato di New York, ma senza la necessità concreta di mettere in scena l’ennesima bagarre avanguardista, né tanto meno il desiderio di inerpicarsi sulla collina indie più redditizia (oggi neo-garage, domani wave, dopo-domani italo disco). Ovviamente l’origine ritmica del disco è sottoscritta dal marchio in questione: BBE.

Josh Carter e Sarah Barthel lavorano ad un livello inconscio, le loro fantasie retro-nuevo non hanno in realtà molto a che spartire con le fronde europee guidate da Stereolab, Broadcast e dagli autori più esoterici del giro Ghost Box. C’è sì un recupero della memoria, di un flavor se vogliamo pop lisergico, ma al servizio di strutture affatto evanescenti, anzi ancorate ad un beat, ad un groove che più che solleticare parallelismi col downtempo, induce ad un reverente sguardo all’arte di Madlib ed ai consociati di casa Stones Throw.

Se Slowdive e Breathless in qualche maniera entrano nella scacchiera, l’arte dei due Phantogram è quella di stordire l’ascoltatore, con mosse repentine e stralci di romantica canzone quasi francofona (alla voce 10,000 Claps). L’abilità dei due – che si alternano anche alla voce – è dunque quella di rifinire un’arte spesso inseguita da molti gruppi indie folgorati sulla via di Damasco dal credo digitale. Futuristic Casket che si apre con un break degno del miglior J Dilla, diviene poi un oggetto dream pop che lo stesso Thom Yorke invidierebbe.

Bella anche l’apertura avant-hop di Mouthful Of Diamonds, che potrebbe far pensare a materia Anticon in parte decontestualizzata. Il duo di Saratoga Springs guarda alla big city senza in questo rinnegare la sua origine bucolica, canzoni come docili giacigli.

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