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«Non bisogna mai mettersi a lottare con un maiale – scriveva il drammaturgo George Bernard Shaw – ti sporchi tutto, e inoltre, al maiale piace». Figurarsi allora se è conveniente lanciare il guanto di sfida a una band che la parola “maiale” ce l’ha ripetuta sette volte nel nome. E se «capra, capra, capra,…» è il mantra vittoriosgarbiano con cui abbiamo imparato a offendere l’interlocutore illetterato o che non riteniamo alla nostra altezza culturale, il quintetto di Newcastle (of)fende a colpi di sciabolate heavy/psych rock che lasciano solchi profondi nella carne, sguarnito terminale di attacchi a base di riff secchi, fulminei, letali, come se il suddetto maiale avesse fatto una cura dimagrante, diventando più scattante e micidiale.

Viscerals arriva a due anni dal precedente King Of Cowards ed è un ulteriore salto in avanti per la band in termini di fiducia, intensità e sperimentazione. Il titolo rende bene il concetto, che è quello di puro istinto, al diavolo l’intelletto! «Viscerals significa un sacco di cose – ha spiegato il chitarrista Sam Grant – è l’interno, la nostra corporeità. È qualcosa di fisico ma invisibile, un’essenza che rifugge la ragione». La rifugge e la condanna, aggiungiamo noi. Viscerals è un profluvio di lisergiche imprecazioni contro tutto ciò che abbia a che fare con la razionalità, e se c’è un organo prima degli altri contro il quale si rivolge la sua furia dissettoria, beh, quello è il cervello. Il tornio di questi rozzi operai navali dell’Inghilterra più profonda vi stringerà la testa fino a farvi schizzare materia grigia dalle orecchie. Il disco ha iniziato a prendere forma durante un recente concerto che la band ha tenuto alla Scala di Londra. «Lì abbiamo avuto la sensazione che qualcosa fosse cambiato – ricorda il cantante Matt Baty – Qualcosa di grande, audace e positivo. Mi sono sentito sopraffatto dall’emozione e a un certo punto sono stato molto vicino al piangere».

L’urgenza di iniziare la nuova campagna era tanta che la formazione inglese ha prenotato il nuovo tour quando l’album non era ancora completato (al momento le nuove date europee sembrano confermate e dovrebbero iniziare a maggio). Normalmente sarebbe un errore madornale, ma per loro la pressione è stata una spinta propulsiva in senso positivo. Infatti, nonostante i tempi compressi al massimo, il nuovo lavoro è probabilmente quello in cui la band è uscita di più dagli schemi, abbracciando un più ampio spettro di riferimenti e allargando ulteriormente i suoi orizzonti. Il tutto, affrontato senza modificare di una virgola la sua eccentrica personalità. «Siamo uno strano gruppo di persone in equilibrio precario tra passione, intensità e senso dell’assurdo», ha spiegato Baty. E sicuramente, passionali e intense sono le inflessioni blacksabbathiane dell’animalesca opening Reducer; assurdo – ma in senso di geniale – è invece accostarle alla chitarra marchiata My Bloody Valentine che emerge dalle psicotiche brume a partire dalla metà di Crazy In Blood. E vogliamo parlare della versione isterica e ancora più oltraggiosa dei Jane’s Addiction a cui sembra messa in mano una Rubbernecker, dei nove minuti di autentico delirio con cui ci strapazza Halloween Bolson, o ancora di quella palla da demolizioni che oscilla tra Melvins e Sonic Youth che è New Body?

Viscerals, col suo piglio torvo, tagliente, aggressivo, rende onore al proprio nome e presenta una band in forma smagliante che questa volta promette di sbudellarvi, come un boccale di piombo fuso trangugiato tutto d’un fiato e che squaglia pareti organiche in un amen. Insomma, se non l’avete capito, al maiale conviene non rompere troppo il cazzo.

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