• nov
    07
    2014

Album

Tirreno Dischi

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Fuori Brea dentro Lupatin, molta più batteria e cattiveria rispetto ad Italico, ed ecco fatto: i Polar For The Masses sono tornati. Il titolo è un jab, il disco esce in vinile per Tirreno Dischi. Le prime tre tracce (Il meccanismo, Cervelli in fuga, Una giornata di merda) imprimono furia e rumore (il basso pesantissimo con giri eloquenti, i testi con segni diretti e furiosi, un crossover senza compromessi). Fisiognomica rumoristica, come dei passaggi di tram sugli scambi a radiofrequenza, a picchiare costantemente (Mi hanno ucciso).

Tutto questo trambusto, però, dopo venti minuti porta a non capirci granché. I Polar For The Masses sono tornati, non sono gli stessi e non si capisce il perchè – ma in fondo a chi interessa, se non a un mucchio di gossippari indie? – ma sono più incacchiati di prima (visto come “gigioneggia” il mondo qua fuori), anche se pure prima non scherzavano. È la vita e loro la vogliono prendere per i cosiddetti. Ecco, quei tornanti che in Italico erano volutamente drones qui risentono di una rabbia senza respiro. Un porto chiuso dove le navi non fanno che sbattere contro il muro, nell’intento di salpare. L’essenza del punk in fondo. Mi piacerebbe dire che una band che scrive un pezzo come Laogai – andatevelo ad ascoltare, se non l’avete già fatto – per un po’ di tempo non dovrebbe più scriverne altri, e concedersi un sabba di tanto in tanto.

Prima di ricevere un biglietto di sola andata per quel posto che tutti prima o poi visitano (soprattutto dai diretti interessati), precisiamo che in #Unagiornatadimerda non c’è un testo che riesca a competere con quell’espressione di, chiamiamola con un termine junghiano, inconsci collettivi. Diciamo pure che qui, di comunanze, non c’è rimasto quasi niente, anzi è l’erosione di quegli inconsci a vincere (Dentro il progresso). PFTM è una delle live band più meritevoli degli ultimi anni, lavorano sodo e non hanno bisogno di dimostrarlo, lo dicono i ruolini di marcia dei loro tour. Non adoperano mezze misure ed è concesso loro di incacchiarsi e rabbonirsi tutte le volte che vogliono (Stronzi). E veniamo al punto: forse all’arte servirebbe ogni tanto un bell’urlo di sfinimento per tutte le brutture del mondo, lo insegna l’arte stessa. I PFTM da questo punto di vista non mollano di un centimetro pur sacrificando la mediazione sull’altare della collera.

13 novembre 2014
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