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E così, in un modo o nell’altro, si arriva al quinto album in studio. Ci si arriva per vie traverse, attraverso cambi di etichetta, collaborazioni, virate di stile, a volte veri e propri smembramenti, ma in qualche modo si passa il traguardo che cementa l’identità di una band. A modo loro ci sono arrivati ora anche i Poliça, quintetto di Minneapolis lanciato ormai otto anni fa dal primo LP, Give You the Ghost, ora al fatidico quinto lavoro, When We Stay Alive. Quanti gruppi sono affondati prima di raggiungere questo traguardo? Quanti ancora tentano ogni strada per innovarsi, solo per trovarsi in posizioni scomode, a volte addirittura ingestibili?

Diversi nomi vengono alla mente, dai Klaxons ai Wild Beasts, ai Knife, a loro modo cugini sonori dei Poliça scomparsi prima dell’uscita di un disco che ne consolidasse l’identità. 
Come detto, questo non accade ai Poliça, e questo stupisce per diverse ragioni: innanzitutto il mercato dove si va ad inserire il gruppo era già saturo prima del suo debutto, tra vari XX e Chromatics dalla quale formula i Poliça prendono a piene mani; in secondo luogo, il quarto lavoro del gruppo (Music for the Long Emergency, prodotto in collaborazione con il collettivo s t a r g a z e) segnava una forte rottura col resto dell’opera della band. Quello che When We Stay Alive riesce a fare fin dal primo ascolto è sottolineare chi sono i Poliça, sgomitando a ritmo di drum machine fino ad ottenere il suo posto nella scena indietronica.

Il disco è solido dalla prima all’ultima traccia, un ascolto fluido e mai pesante, un testamento cristallino delle intenzioni della band, questa volta più seria del solito senza mai tuttavia cadere nella cupezza. I Poliça si colorano quindi di Daughter, ma mantengono in sostanza la loro linea di condotta e portano all’ascoltatore tracce frizzantissime (Fold Up), ballad incessanti come (Be Again) e ritornelli ipnotici come il caso del lead single, Driving. Unica macchia (prevedibile in un lavoro del genere) è il poco spazio dato all’innovazione, sacrificata sull’altare della coerenza: la mancanza di qualcosa di davvero nuovo si fa sentire soprattutto nella seconda metà del disco, più introspettiva (Forget Me Now) e sognante (Sea Without Blue); solo Steady si separa un po’ dal coro, con le sue chitarre acustiche in primo piano, presentandoci i Poliça in una veste à la Stella Donnelly che tuttavia dona loro solo fino a un certo punto.

When We Stay Alive è quindi una buona prova, un ottimo punto di partenza per conoscere il gruppo, ma anche una valida aggiunta al suo repertorio per i fan di vecchia data. Non sarà qualcosa di mai sentito, ma una tappa necessaria per i Poliça per evidenziare e irrobustire il loro sound.

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