Recensioni

7

Inutile spiegare ad un giovane freak come Nick Albrook che una maggiore attenzione da parte dei media avrebbe fatto supporre un nuovo lavoro più tondo e lineare, da parte di chi peraltro, aveva già dimostrato di saper confezionare bizzarre ed entusiasmanti pop song.

Beard, Wives, Denim è il frutto di pigre settimane passate in una fattoria-studio, nell'isolamanto della campagna australiana. Una situazione che si è rivelata particolarmente congeniale ai nostri, che hanno dato vita ad una jam psichedelica in cui è finito un pò di tutto, dal loro amore per i 60s più sci-fi riletti in chiave Flaming Lips (When It Explodes), allo psycho glam appreso nei tour con i MGMT (You Broke My Cool), fino a quei groove funky (Elegant Design) che sono una vecchia passione del gruppo dai tempi dei Mink Mussel Creek.

Il cazzeggio eretto a procedimento creativo (evidente anche nelle gustose note scritte sotto l'effetto di qualche sostanza psicotropa) ha prodotto brani in cui la forma canzone si sbriciola, erosa dal furore revivalistico. La cosa più difficile deve essere stata suddividere il flusso sonoro in singole tracce. Il risultato è che non troverete sull'album una nuova Annie Orangetree, ma questo non vuol dire che i Pond abbiano sacrificato la loro malizia pop.

E' solo che, là dove il precedent Frond la condensava (quasi sempre) in verse-chorus-verse da tre minuti, Beard… preferisce diluirla sulla tavolozza con break spaziali, deliqui floydiani e certo kraut rock più spacey. Ad omogeneizzare il tutto pensa una produzione che ha i contorni ingialliti di un film di fantascienza girato in super 8, grazie a cui i Pond riducono il divario che li separa dai voli pindarici dei Tame Impala.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette