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7.3
Ad ogni uscita dei Pop X ci si aspetta un nuovo calembour musicale che viaggi tra i generi prendendoli in giro, grazie a testi vicini al nonsense e melodie pop di facile memorizzazione, il tutto sostenuto da un’elettronica vicina alla dance-trap commerciale. Un corto circuito che utilizza dialetto (Teke Taki nel precedente Musica Per Noi), parole storpiate e filastrocche da bambini (Carablia sempre nel precedente) o il reggae giocherellone a cavallo con la trap vocoderata di No, Womano Cry. L’evoluzione del suono di Panizza è approdata su un’isola che prescinde dalle tensioni iniziali, più vicine al clubbing, e si porta su lidi vicini a sonorità uptempo, al pop contemporaneo e alla canzone d’amore: input già peraltro intuiti sull’EP Notihng Hill del 2019.

La title track è il singolo e da mandare a memoria, con suoni di synth midi anni 80, Barboni riprende le ritmiche in levare di Bob Sinclar (Far l’amore remix) e le innesta su un sax da disco balera ostinato con un testo in goliardia proto melò, Tridente e Onda sono le prese in giro della canzone pop sanremese tagliate con suonini melensi che ricordano le postmodernità di James Ferraro. Down ritorna al truzzo style da autoscontro con il pianoforte in eco à la Robert Miles di Children, D’Annunzio (primo singolo estratto) è l’ennesima presa in giro dei luoghi comuni della canzone (e della cultura ufficiale) italiana, Baila è il marchio di fabbrica uberpopdance con le esilaranti modifiche del testo in spagnolo, Barricati deride pure la cultura cattolica («Cristo è morto giovane / verso i 16 anni / ha trovato un pasto caldo in mezzo agli energumeni / panni caldi per cantare le canzoni dell’amore») e Ape chiude con giocose sudamericanicità.

Quando si ascoltano Davide Panizza e Walter Biondani (tornato nel gruppo dopo un breve periodo di pausa) viene da chiedersi se ci sono o ci fanno. Al quarto disco si realizza che invece questo modo di fare musica corrisponde a una delle poche e credibili estetiche del nostro tempo, fatta di continuo mescolamento di generi e imbarazzo nel definire alcunché. Oltre il postmoderno, con pochi mezzi e con tanto cervello, la proposta dei Pop X è fresca e non ha bisogno di paragoni perché è unica nel suo genere, che in parte ricorda(va) il nonsense velocizzato dei R. U. N. I. e il trash ereditato da Gabry Ponte (artista con cui i Nostri hanno collaborato nel singolo Tanja del 2018), utilizzando una politically uncorrectness che fa scuola a sé.

Oggi il duo utilizza le armi dell’elettronica per comporre, ma dategli qualche chitarra punk o un’orchestra jazz e i ragazzi butteranno all’aria i generi, conservando sempre un’impronta di melodia e di capacità improvvisativa che alza l’asticella della qualità. Frank Zappa sarebbe fiero di loro.

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