Recensioni

Della musica di qualità val sempre la pena parlare: meglio colmare un ritardo che non parlarne affatto. E’ il caso di questo esordio solista per Poppy Ackroyd, di norma membro della Hidden Orchestra di cui abbiamo apprezzato sia le passeggiate notturne che le esplorazioni di arcipelago. Nonostante la violinista qui si muova in solitaria e con un impianto strumentale assai diverso, il mood e le atmosfere rimandano alla band madre, seppur indagati con un cipiglio più tenue, verrebbe da dire più femmineo. Il violino è sempre presente, ma al centro di questi sette brani strumentali c’è il pianoforte suonato in tutte le sue parti, oltre alla tastiera: sia percuotendo direttamente le corde con vari artifici tecnici, sia sfruttando le parti lignee. I suoni così ottenuti vengono poi stratificati per comporre le frasi musicali e, quindi, i brani.
L’interesse per suoni cinematografici, tanto per la Ackroyd quanto per la Hidden Orchestra, sono in bella evidenza anche in questa fuga, ma qui spicca di più il retroterra colto, quasi snob della musicista inglese. In controluce c’è tutto il minimalismo di Steve Reich, ma anche una certa modularità che sembra presa dallo strutturalismo: linee melodiche che si costruiscono nota su nota – quasi mai facendo ricorso agli accordi – e linee strumentali che possono essere ripetute in diverse combinazioni, dando origine a momenti musicali diversificati. Soprattutto nei passaggi con il piano preparato, impossibile non pensare a John Cage, ma è più un atto dovuto che un vero e proprio riferimento esplicito. In perfetto equilibrio tra atmosfera, ambient, classica e avanguardia chic, Escapement non prenderà mai davvero polvere sullo scaffale perché ogni ascolto aggiunge una dimensione nuova alla profondità sonora.
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