• Mag
    22
    2020

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La Tempesta Dischi

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Un party immaginario, la celebrazione rituale di un nuovo mondo «queer, matriarcale e ironico». Nel suo nuovo album, dal titolo W che sta per “woman”, Populous sicuramente uno dei producer italiani più affermati sulla scena internazionale – esplora, tra ritmi e paradisi tropicali, un nuovo immaginario femminile. Partendo dalla sua identità queer, Andrea Mangia torna a tre anni dal fortunato Azulejos con un disco in cui cuce trame, melodie e tappeti per dieci cantanti, una per ogni traccia che compone la tracklist. Un modo per evocare una femminilità fuori da stereotipi e concezioni maschiliste, espressa tramite un cocktail lisergico di melodie sognanti e scosse ritmiche dancefloor. A partire dalle prime due tracce: in Desierto, l’artista argentina Sobrenadar posa la sua voce etera su un andamento di bassi latini e profondi, conditi magicamente da tocchi dream-pop; in Soy Lo Que Soy, una sorta di manifesto di W, Populous e il duo elettronico messicano Sotomayor riuniscono delicatezza, fascino latino e percussioni dancehall in un coinvolgente pezzo pop globale.

Rimangono, nelle atmosfere e negli sfondi, le esplorazioni ascoltate in Night Safari e in Azulejos ma in questo W Populous compie una virata verso il dancefloor: del resto, si tratta di un lavoro che vuole ricreare una festa in cui la danza e i movimenti rappresentano stravaganza e liberazione. Così calza a pennello House of Keta in cui, oltre all’ormai iconica M¥SS KETA, il producer salentino coinvolge anche Gorgeous Kenjii, direttamente dalla House of Gucci, performer, danzatore e coreografo, “madre” della scena voguing italiana: il pezzo è un banger travolgente che viaggia su ritmiche reggaeton accompagnato dalla sensuale ironia della rapper italiana. Ha tutti i crismi per diventare un tormentone in un’estate italiana priva di clubbing ma non di voglia di evadere. La capacità di Populous risiede nel riprendere ritmiche latine, che da tempo coinvolgono il pop internazionale e la dance più facilona, e calarle in atmosfere sognanti e raffinate: Flores No Mar, con la voce di Emmannuelle, sculetta sui tempi del reggaeton ma presenta anche quei tocchi di “carillon” che fanno viaggiare la mente oltre ai fianchi. Sulla stessa onda proseguono Banda, una cavalcata strumentale con richiami dub e fiati sudamericani, e l’estrosa Petalo, dove l’attitudine chill e le carezze vocali dei Weste dosano il tappeto latino.

La chiusura Roma, omaggio al film di Alfonso Cuaròn, si sposta addirittura in territori house pur mantenendo spezie psichedeliche ed esotiche. Una patina sognante e leggermente eterea avvolge l’intero disco, quasi a voler rimarcare la natura “sacrale” del percorso di liberazione dalle briglie di genere a cui è ispirato l’album. Caratteristiche che risuonano evidenti in Getting Lost dove LIM (l’abbiamo già apprezzato prima negli Iori’s Eyes poi come solista) impone tutto il suo fascino canoro in un affascinante mix di ritmi spezzati, synth strappati e melodie orientali.

W è l’ennesima conferma della vena creativa di Populous, abile a esplorare e incrociare territori, a spostarsi dall’Europa al Sud America manovrando ritmi e melodie. Il risultato è un disco che, lo si voglia ballare o ascoltare in cuffia, riesce a trasportare l’ascoltatore in un tempo sospeso, libero da condizionamenti e imposizioni sociali e di genere.

22 Maggio 2020
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