• Set
    06
    2019

Album

Republic Records

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Arriva un album a sorpresa di Post Malone e pronti via, 17 pezzi senza nessunissima sorpresa. Un ritornello dopo l’altro, siamo davanti all’ennesimo ammasso di carne da buttare a casaccio nel tritatutto degli algoritmi, per foraggiare innumerevoli playlist usa e getta. La ricetta è smaccatamente chiara: un po’ di manierismi trap (ritmiche indistinguibili, qualche campionamento un po’ etereo e gli ospiti giusti) e pesanti riesumazioni dal putrefatto calderone del pop-punk dei primi 2000 (Blink 182, Sum 41, Fall Out Boy, Good Charlotte, e chi più ne ha più ne ricordi). 

Il peggio del crossover arriva in Take What You Want, con Ozzy Osbourne tirato fuori dalla teca e spalmato sull’ennesimo pezzo fotocopia con tanto di assolo di chitarra a chiudere la paraculata. Ah, ci sarebbe pure Travis Scott, ma nessuno se ne ricorda più dopo 10 secondi di pezzo. Il resto degli ospiti (Young Thug, Meek Mill, SZA, Swae Lee, il prezzemolino Future) sembrano selezionati a casaccio dal bignami dei featurer del 2019 e si limitano all’onesto compitino.

L’unico talento di Post Malone è riuscire a confezionare una quantità incredibile di ritornelli che – presi singolarmente – funzionano, per quanto generalmente banalotti. L’accumulazione indistinta di una scaletta simile però ammorba all’inverosimile, e le tracce diventano letteralmente indistinguibili le une dalle altre. Perché un pezzo come A Thousand Times potrebbe essere un onesto e discreto tormentone estivo, ma già dopo 3 o 4 pezzi così, identici tra loro, si sente l’urgenza di staccare la spina. Per operazioni tagliate così spudoratamente per il formato playlist di Spotify, probabilmente siamo noi a sbagliare il tipo di ascolto. Perché preso come album, il polpettone è davvero indigesto e insapore. 

10 Settembre 2019
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