• Ott
    01
    2007

Album

Domino

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Da meravigliosa anomalia trip hop a ensemble morriconiano su Marte. Troppo riduttivo. Da splendida formazione neocanterburiana a mirror band degli Stereolab. Stupidamente snob. Da frullato di jazz, psych, kraut e etnica come i King Crimson di Island, il Robert Wyatt di Dondestan e gli AIR di Premiers Symptomes in un unico box, a una dignitosa formula che tutto comprende e tutto sublima. Non ci siamo ancora ma capirete senz’altro una cosa: i Pram sono una band spessa come una quercia. Perlomeno lo erano. Attualmente sono quel luogo raffinatissimo in cui è sempre bello accamparsi. Dove non si rimarrà mai delusi. E fin qui ci siamo.

Il nuovo The Moving Frontier appunto si muove, su se stesso ma va bene così, il gusto di queste marmellate difficilmente annoierà e gli stilemi imbastiti saranno pur sempre imburrati dalla parte giusta. Per capirci, fate conto che i Pram sono il gruppo esotico più complicato che ci possa essere. E nessun fan di Canterbury potrebbe resistergli. Tuttavia non si può negare che gli ultimi quattro dischi di questi signori di Birmingham rappresentano la coda di una gloriosa epopea, iniziata nel 1993 con una tripletta d’album di devastante bellezza. Il confronto con quelle creature è pesante assai ma non c’è pericolo, neppure se l’iniziale The Empty Quarter inizia con una morriconata trita e ritrita, fatta da loro suona ancora come dovrebbe. Come pure tacciare Sundew di discoverychannelismo sarebbe una cattiveria gratuita. Piuttosto poggiate l’orecchio su Iske, come dire il miglior jazz-rock calato in Messico, oppure Hums Around Use, una straniante gemma minimal-psych, oppure ancora la finale The Silk Road, country come si farebbe a Bombay. Pensate che quest’album scioglie le tessiture più aspre del precedente concedendosi al sale e alla sabbia, ai deserti e alla frontiera appunto. I punti molli, l’abbiamo detto, ci sono. Le proprietà di linguaggio anche. E i Pram parlano una gran bella lingua meticcia.

1 Ottobre 2007
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album

Pram

The Moving Frontier

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