• Set
    08
    2017

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Rough Trade

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Prima di Princess Nokia c’è stato il moniker Wavy Spice nella carriera della Frasqueri. Parliamo di una manciata di tracce buttate su SoundCloud tra boom bap (Destiny) e tinte housey (Bitch I’m Posh), tribalismi più world ed etnicheggianti (YAYA, che le garantì anche l’endorsement di nomi grossi nella scena hip hop LGBT come Mykki Blanco e Le1f) e incursioni vagamente jungle ispirate da Game of Thrones (Dragons). Il primo pezzo firmato con l’attuale pseudonimo è l’omonimo Nokia, un pastiche orientaleggiante che guarda tanto a M.I.A. quanto a vagheggiate fascinazioni jappo, seguito dalla più club-oriented Versace Hottie.

Quello che emerge da questa prima e dispersiva produzione è una ragazza che avrebbe anche le carte per poter dire qualcosa di interessante, ma che non ha ancora ben chiaro da che parte girarsi. La quadra arriva con questo mixtape d’esordio 1992 Deluxe, in cui le istanze socio-polemiche di Nokia – già presenti e non troppo sottese – vengono estremizzate fino a diventare l’elemento largamente predominante nella sua (nuova) musica. Il personaggio diventa quello di una ragazza newyorchese fino al midollo ma di etnia confusa (africana, portoricana, forse anche un po’ italiana) e sesso deciso ma para-doxale. Un maschiaccio con le tette piccole e la pancia grassa (Tomboy), per cui il rifiuto degli stereotipi di genere è sempre giusto e necessario, pur con qualche riserva sull’ambiguità fine/strumento che una rivendicazione sessuale e/o sociale di questo tipo da sempre comporta, e anche qualche sbroccata di troppo (tipo quando durante un live le ha suonate a un furbone che le aveva urlato di “uscire le tette”).

Tecnicamente la ragazza non è certo un fenomeno, ma il flow fa il suo senza troppi danni e l’immaginario è coerentemente quello di una pre-millenial: Anime e Dawson Creek, i Simpson e lo skate, Mortal Kombat (Kitana) e una dichiarata idolatria sia per la scena di NY dei primi ’90 («I’m black like Shaolin, I Tang with the Wu») che per l’r&b al femminile («90’s mami dressing like Aaliyah»). I beat sono generalmente abbastanza mediocri, non infastidiscono ma reggono il gioco decentemente. Tra un paio di boom bap anche piuttosto eleganti (Goth Kid, Receipts) e qualche momento più goth che pesca anche dalla trap (Flava), si segnalano inoltre tentativi più interessanti della media negli archi e nelle chitarre surgelate di Saggy Denim o nei fiati jazzati di Green Line.

Sia chiaro, parliamo di un disco fatto benino ma che probabilmente non si ricorderà troppo tra qualche anno. Nonostante la strada sia più chiara, resta la sensazione che la ragazza debba ancora venire fuori del tutto. Di sicuro, preferiamo la sua realness anche un po’ naive, fatta di giri in strada, piercing e baci saffo, giacche dei knicks e canne fumate con le amiche, rispetto alla plasticosità liofilizzata di piatti precotti trappusi simil Minaj e Cardi B.

3 Ottobre 2017
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