Recensioni
Prins Thomas
Prins Thomas
Principe Del Norte
Toransu EP
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Edoardo Bridda
- 11 Febbraio 2016


Lasciate che Thomas Moen Hermansen la metta giù come vuole. Ai tempi di Prins Thomas III aveva garantito che avremmo sentito più space che disco, dopo un secondo capitolo maggiormente quadrato, mentre nelle note di quest’ultima prova, Principe Del Norte, fa riferimento alla braindance di casa Rephlex, a certa IDM sempre intorno 90s, citando espressamente un cult come Spanners dei Black Dog. In verità il succo dell’arte di Thomas gira da sempre attorno ad una ispirata, gentile ed eclettica idea di psichedelia: un po’ di Saturno qui e un po’ di percussioni là, una chitarrina spalmata al sole, i minimalismi e il synth-o-rama analogico. Giriamola come vogliamo, ma il risultato non cambia, e non è mai cambiato davvero, trasformato sì, evoluto, ma senza stacchi o interruzioni di sorta. Anche riavvolgendo il nastro ai lavori in combutta con Lindstrøm o ascoltando dieci anni della sua label Full Pupp, il Nostro fornisce da sempre un suo sguardo particolare sulla materia senza mete o forzature, un rigoroso senso dello spazio da una parte e del ritmo dall’altra.
Piegare il krautrock del nume tutelare Manuel Göttsching alle istanze di una nu come old disco, al funk di quegli anni, alle colonne sonore sintetiche dei ’70, ai new come agli old beat e al synth pop sempre degli ’80 (e oltre), è l’angolazione dalla quale Thomas ha sempre interpretato la sua space disco all’interno della cricca norvegese, un gruppo di ragazzi che ha raccolto la lezione di Bjørn Torske via (il nostro) Baldelli e che nei 10s ancora continua senza sosta, anche grazie a minutaggi per forza di cose allungati, a regalarci viaggi psych di qualità.
Per l’ultimo lavoro, il primo a spezzare la serie numerica (Thomas ringrazia per questo Perro Della Costa dei Zihuatanejo), ci ritroviamo, a pochi mesi di distanza dal triplo CD Paradise Goulash (una sorta di mix o radio broadcast stile Rinse.fm con ben 57 brani), un disco 100% made in Prins Thomas che spazia lungo un personale continuum che va dall’ambient (e dunque il lato space) al danceable (ovvero quello disco, house e techno), una tavolozza che all’inizio è un accarezzare apreggiatori, synth modulari e chitarrine, e poi via via qualcosa che ricorda le notti infinite di Villalobos. Se la prima parte rappresenta un lento crescendo per robot in potrona e oniriche Global Communication, nella seconda dominano le ananas symphonie dei Kratwerk, della (disciolta) disco post-Random Access Memories e qualcosa di ancor più dritto tra gli Orb, la nu disco, elementi di trance e un finale techno. Spezie che fanno il paio con la pubblicazione di un Toransu EP che raccoglie due inediti, versioni di tracce edite e due remix di Chmmr e Kort.
A dominare il quadruplo vinile (e doppio CD), pubblicato per la prima volta da una label non personale, ovvero la Smalltown Supersound di Joakim (la stessa di Lindstrøm, Annie, Torske, Diskjokke e Todd Terje), è una summa di ciò che il producer ha fatto finora ma anche uno scatto in movimento di una discografia viva e pulsante che chiede con forza la lateralità, e respinge con forza le etichette e gli stereotipi per aspirare al culto. Un’ora e 37 minuti da vivere tutti d’un fiato (che sono l’unico modo per gustare veramente appieno un gioiello come G).
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