Recensioni

Torna ad un anno abbondante dall’ottimo Principe del Norte il norvegese Prins Thomas, verissimo alfiere del sound scandinavo più balearico e cosmico: il nuovo disco, il quinto di una carriera inaugurata ufficialmente nel 2010 e comprendente anche i due pregevolissimi episodi della collaborazione con l’eclettico collega Lindstrøm ed il più recente album condiviso con Bjørn Torske (altro producer nordico, noto anche come Istmistik, che completa così un’ideale, prestigiosa ed assai esauriente trinità di quel suono groovy e trippy di cui spesso l’etichetta Smalltown Supersound si è fatta massima esportatrice), ritorna sia alla consueta numerazione progressiva utilizzata da sempre nei titoli, sia al tipico suono space disco venato di un gusto seventies, dopo il lavoro precedente che rappresentava un’eccezione in entrambi gli aspetti.
Se infatti possiamo affermare (come aveva fatto lo stesso Prins) che l’esteso e placidamente fantascientifico Principe del Norte era un’incursione, perfettamente riuscita, negli anni Novanta dell’idm più destrutturata ed avveniristica (Autechre, Future Sound of London, Global Communication, Orb), il nuovo V ritorna alle radici di quell’irresistibile e riconoscibilissimo mix tra bassline deep e cavalcate italo, atmosfere fuzzy e reminiscenze cinematografiche: se l’iniziale Here Comes the Band quasi omaggia l’indie-rock piu rumoroso, sono le tracce ispirate ai viaggi (London to Lisboa e Lunga Strada) o ai malanni di stagione (la viscosa Bronchi Beat) a dimostrarsi le più memorabili e convincenti. Forse, nei settanta minuti abbondanti dell’opera, non si trovano grandi innovazioni, ma quella di Prins Thomas è anche una musica di particolari gustosi e accorgimenti intellettuali, di riflessione e auto-miglioramento: piccoli tocchi di classe che rendono appunto V meritevole di ben più di un ascolto.
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