Recensioni

Con le dovute proporzioni (all’epoca si trattava di tutta una serie di artisti sparsi per il Regno Unito che interpretavano in maniera eterogenea, pur condividendo certe istanze ambient, psichedeliche e autarchiche, i suoni dell’elettronica a loro contemporanea, mentre qui si parla di un solo artista) questo esordio dello scozzese Proc Fiskal suggerisce ripetutamente suggestioni e parallelismi con i primissimi anni novanta quando Warp Records e gruppi come Orb, Future Sound of London, Global Communication/Reload diedero vita a quella che fu poi spocchiosamente definita intelligent dance music: Joe Powers (questo il vero nome del giovane e talentuoso producer di Edimburgo) sostituisce l’originale techno/house che ispirò l’idm con il grime (specialmente con quello del periodo 2003/’04, come chiarisce una A Like Ye che campiona direttamente uno straclassico remix di Dizzee Rascal), sua ovvia grande passione e soprattutto il genere inglese più influente e centrale, tra alti e bassi, almeno degli ultimi tre lustri, e il gioco è fatto, in un cortocircuito elettronico che congiunge due visioni assolutamente fondamentali dell’elettronica britannica.
La geografia rende materialmente Proc Fiskal un outsider del circuito grime, quasi sempre londinese, ma quella stessa distanza concede al suo tocco una libertà maggiore rispetto ai canoni di un suono che comunque sta cercando sempre più di evolversi (come dimostra anche la parabola artistica del bravissimo Mr. Mitch).
Così le sedici tracce del debutto Insula oltre a definire il background dell’autore (grime, dubstep, tutta l’idm più riflessiva e stonata sopra citata, l’hip-hop strumentale di fine nineties, le colonne sonore dei pionieristici videogame giapponesi, il footwork e le più strette correlazioni con la drum’n’bass) e la sua attitudine DIY (rigorosamente da cameretta), iniziano a costruire un universo sonico indubbiamente originale, ancora acerbo sì, ma già complesso ed eclettico nella giusta misura.
Se l’eventuale anello di congiunzione tra Wiley ed i Boards of Canada vi pare una definizione improbabile, accomodatevi e sorprendetevi, perché è più o meno così che suona quest’uscita, tra le cose migliori firmate Hyperdub in tempi recenti.
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