Recensioni

6.3

Early Violence è un buon viatico per comprendere l’evoluzione del quartetto americano lungo il percorso vinilico che ha portato all’esordio (Dins, Social Registry, 2006). Vi si trovano infatti i pezzi contenuti nel 7” Mental Violence I e nel 12” Mental Violence II: Diamond City, con l’aggiunta di qualche inedito che ripercorre la seppur breve esistenza di Psychic Ills dagli esordi come duo dei fondatori Warren e Gluibizzi, fino all’assestamento della formazione con l’ingresso in pianta stabile dei restanti membri.

Le coordinate sonore non si discostano molto da quelle dell’esordio lungo: space-rock fortemente indebitato con lo shoegaze più psichedelico e drogato. I rimandi alle melodie affogate dei My Bloody Valentine si sprecano, così come quelli alla psichedelia dei Loop e compagnia pe(n)sante tutta (da Spacemen 3 ai sottovalutatissimi Hair & Skin Trading Co) e alle freakerie assortite dei primissimi Red Krayola. Ma se in Dins i riferimenti – seppur lampanti – erano messi al servizio di un approccio piuttosto personale, qui lo scarto da quei modelli è giocoforza meno evidente: ascoltate la melodia di Days o le reiterazioni di Vice e ditemi se non vi trovate l’impronta (ricalcata) di MBV. A onor del vero qualche differenza c’è: dall’impianto strumentale forzatamente ridotto emerge un approccio meno percussivo e più drone-oriented. In Killer ad esempio, se l’indolenza del cantato rimanda senza ombra di dubbio al Jim Reid (Jesus & Mary Chain) più tossico, la musica si sofferma su una mescolanza di beats elettronici e tastiere dronate che sommergono la melodia di una algida glacialità subumana.

Early Violence fotografa, dunque, il quartetto newyorkese nello stadio intermedio tra l’ovvia sudditanza rispettosamente calligrafica dei modelli ispirativi e l’elaborazione di una via personale. Un disco in cui un eventuale sottotitolo come “The Formative Years” non sarebbe stato poi tanto fuori luogo.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette