• Set
    09
    2016

Album

Fiction

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Provare interesse per una band già al primo ascolto è oggi molto raro ma, incredibilmente, ogni tanto può ancora capitare. Ad esempio è successo lo scorso autunno, quando un po’ per caso mi sono imbattuto in Priestess, primo singolo dei Pumarosa. Un «I know you» col fare minaccioso e suadente sorretto dal solo, pulsante, basso ci introduce in un contesto impregnato da una tensione ossessiva e penetrante che si scioglie nel momento in cui si entra in un contesto quasi dancefloor, con una ripartenza molto Duemila in bilico tra certi Chemical Brothers e le intuizioni dance-rock che fecero la fortuna – per una sola stagione – dei The Music. Il ritmo è trascinante e avvolgente, mentre la sinistra voce della sacerdotessa Isabel Munoz-Newsome recita il mantra «you dance, you dance, you dance…» (il brano è dedicato alla sorella di Isabel, ballerina professionista e coreografa). Potente e ballabile. Esordire così, con un pezzo di quasi otto minuti che abbia anche forti dosi di appeal pop, non è da tutti.

L’aura un po’ elitaria e da puzza sotto il naso di Isabel non compromette un timbro che ricorda, a seconda dei momenti, Siouxsie, Patti Smith, PJ Harvey e Jehnny Beth (Savages); anzi, probabilmente aiuta a ricreare certe atmosfere artsy made in NY di fine anni Settanta. Esemplare, in questo senso, il secondo – ugualmente ottimo – brano pubblicato: Cecile. Qui le coordinate sono più vicine all’indie rock, ma il turbine di chitarre iniziale si tramuta velocemente in un trascinante groove in bilico tra Blondie e Talking Heads. Glorioso il climax conclusivo, in cui un grandioso sax lanciato verso le stelle sembra illuminare la metropoli durante la notte.

Disponibile sulle piattaforme di streaming, Pumarosa EP contiene altre due tracce che da un lato smorzano lievemente il clamore suscitato da Priestess e da Cecile, e dall’altro contengono comunque alcuni elementi che, se meglio assestati, potrebbero regalare ulteriori soddisfazioni: Honey è più ordinaria, con vaghe spennellate psy-rock, mentre la demo di Sinking Heart svela velleità art rock che rincorrono le ritmiche dei (pen)ultimi Radiohead.

Quattro brani (più il remix di Priestess ad opera di Shura) che mostrano un giusto equilibrio tra ambizione, eterogeneità e concretezza. Tutto sembra allineato per poter credere che in un futuro non così lontano i Nostri possano produrre ottime cose.

21 Settembre 2016
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