• Giu
    18
    2013

Album

Stones Throw

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L’antefatto è semplice: Madlib è uno dei produttori hip hop più importanti degli ultimi quindici anni, sulla scia del compianto J Dilla, con cui tra le altre cose ha prodotto un ottimo disco, Champions Sound, uscito nel 2003. È anche un rapper, a dire il vero non propriamente eccelso, e siccome la sua voce non gli è mai piaciuta – da ragazzo gli amici lo prendevano in giro dicendogli che sembrava Barry White che rappava – a fine anni Novanta l’allora mc/beatmaker dei grandi Lootpack si mette a sperimentare su sé stesso: rallenta drasticamente i suoi beat e ci rappa sopra cercando di tenere il tempo, per poi velocizzare l’acappella sincronizzandola con il beat riportato a velocità normale, creando così un effetto di cambio del pitch molto simile a quello dell’inalazione del gas elio, firmando queste bozze con il nome di Quasimoto, che sarà soltanto il primo dei suoi numerosissimi alter-ego.

Con il passare del tempo, questa voce stridula e bizzarra viene visualizzata “canonicamente” nell’incarnazione di un personaggio a fumetti raffigurante uno strano ippopotamo giallo e magro, illustrato dal disegnatore Jeff Jank e liberamente ispirato agli animali del grandioso “Il Pianeta Selvaggio”, film di animazione tripped-out prodotto in Francia nel 1973. Yessir Whatever è il suo terzo album, a otto anni di distanza da The Further Adventures of Lord Quas, un buon disco che però non raggiungeva il livello del primissimo The Unseen, uno dei capolavori assoluti della sterminata discografia di Madlib. E qui la questione si fa davvero intrigante. L’album che abbiamo di fronte, infatti – banalmente un disco di rare & unreleased – ci riporta direttamente alle atmosfere dell’esordio, caratterizzate da una vena sperimentale un tantino più timida e da una creatività di base non ancora deflagrata nelle mille direzioni future.

Sia chiaro, Madlib è uno dei pesi massimi della black music contemporanea, talvolta però il suo massimalismo produttivo lo ha portato verso territori in cui è stato difficile raccapezzarsi, spinto da una sorta di forza centrifuga alimentata da weed e iper-produttività. Yessir Whatever è invece un album secco, conciso, poco più di trenta minuti per due soli lati di vinile. Il materiale è una sorta di retrospettiva che racchiude brani inediti e una manciata di b-sides tratte da alcuni singoli fuori catalogo, difficilmente reperibili su supporto fisico. In alcuni pezzi il rap è palesemente registrato con un microfono casalingo, con le frequenze basse della voce nasale di Madlib quasi enfatizzate dalla povertà della strumentazione, a rendere ancora più narcotico il suo sbilenco flow. I beats invece sono perfetti, il meglio del meglio della scuola del boom-bap minimale West Coast di fine anni Novanta. Batterie secche, essenziali, quadrate, con sopra una sampleadelia minimale eppure vivida, con i bassi cremosi a far muovere il collo. Una roba senza tempo, pura e classica, resa ancora più maestosa dal contrasto con il rap surreale di questo stralunato pupazzo giallo. Un gran disco insomma, finalizzato da un mastering davvero encomiabile che ne estrae e valorizza l’essenza, a rendere ancora più incisiva l’idea che si tratti di un vero e proprio nuovo album, anziché una raccolta. Per quanto mi riguarda, già da oggi, una delle migliori uscite hip hop di questo 2013, nonché un album destinato a rimanere e crescere negli anni, ulteriore perla nella già ricchissima discografia Stones Throw.

18 Maggio 2013
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