Recensioni

Anticipatore, nell’ormai lontano 2008 con l’esordio Poladroid, di quel neapolitan-sound tornato prepotentemente sotto i riflettori negli ultimi anni soprattutto grazie ai due Nu Guinea, Quiroga è un nome che gli appassionati dell’elettronica più soffusa, dei suoni balearici e delle più contemporanee derive disco hanno imparato a conoscere anche grazie all’attività della label Really Swing, che dal 2010, anno della sua fondazione, ha ospitato nel suo catalogo nomi assolutamente centrali del panorama italiano quali AD Bourke, Raiders of the Lost Arp e L.U.C.A..
Il nuovo album arriva dunque a più di un decennio dal suo predecessore e continua la collaborazione con Hell Yeah Recordings, l’etichetta di Marco Gallerani che, sull’asse Ferrara-Berlino, si conferma sempre più centrale per le traiettorie della dance-music più sofisticata: nelle dodici tracce di Passages il producer (ovviamente e orgogliosamente) partenopeo si conferma esperto e delicatissimo architetto sonico, sviluppando un percorso avvolgente e suadente nel quale l’ascoltatore deve soltanto lasciarsi cullare da note e atmosfere.
Aperto dalle morbidezze hip-hop di Got Your Love, il disco sfoggia quasi subito una delle perle più pregiate, ovvero il sensuale funky caraibico di Martinica Feelings, prima di avventurarsi tra citazioni library (la tesa Non Dire Notte, la crepuscolare Città di Mare, la spettrale Luzhin Defense) e carnalissime interpretazioni del rhythm’n’blues più sintetico (North Hollywood Witches, Viaggio a Tulum), tra inaspettati omaggi jazz (Africa Addio) ed elettriche cavalcate in perfetto equilibrio tra psichedelia e battiti house.
Oltre le mode e i trend del momento, Passages è un atto di amore per un certo tipo di sound e mood: un disco senza tempo e buono dunque per tutte le stagioni e le situazioni.
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