• Gen
    01
    2012

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Nettwerk Music Group

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Prendete una casa sperduta di fine Ottocento. Prendete una città della Florida, Jacksonville ad esempio. Prendete poi un maestro del suono come Ben Cooper aka Radical Face e dategli in mano gli strumenti dell’epoca. Dopo l’esperienza planetaria di Ghost, le sette milioni di visualizzazioni di Welcome Home (esatto, quella della pubblicità della Nikon), il cantastorie americano apre una trilogia ambiziosa dal titolo The Family Tree. Questo primo capitolo (The Roots) funge da prologo e ci tuffa nel mondo ruvido della famiglia Northcotes, un nucleo di nativi di fine Ottocento.

L’abilità di Cooper sta tanto nel saper raccogliere la documentazione necessaria della storia americana, tanto nella cura filologica del folk da lui attualizzato (pur senza deviare dai pochi strumenti a disposizione), quanto soprattutto nel rendere il tutto fruibile, alla portata di ogni palato. I suoni sporchi e rurali del folk alla Crosby, Still & Nash (Family Portrait, Severus And Stone), gli accenni indie pop filone Fleet Foxes o Bon Iver, se vogliamo (A Pound of Flesh, Ghost Towns, Always Gold), creano suggestive immagini, imbandite da un lontano pianoforte, le corde di una chitarra sempre pizzicate appena, un banjo e pochi violini. E alla semplicità e naturalezza degli echi bucolici, si sovrappongono le storie della prime due generazioni dei Northcotes, declamate dall’aedo Cooper, che, quasi a mo’ di Nick Cave, tinge le sue tonalità a seconda degli episodi: dalla velata oscurità di Dark Eyes al calore soffuso di Kin.

Se dunque è impossibile immaginare che questo disco eguagli (a livello di popolarità) l’esperienza di Ghost, non si può certo negare a Radical Face una certa dimestichezza nello scrollarsi di dosso abbagli di divismo o pisolini sugli allori. Anche se manca il brano che andrà a finire nei televisori di tutto il pianeta, The Family Tree (The Roots) rimane un disco magico, intenso, che fa ben sperare nei suoi successori.

29 Aprile 2012
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