• Nov
    27
    2012

Ristampa

Epic records

Add to Flipboard Magazine.

«Sì, conosco i miei nemici, sono i maestri che mi hanno insegnato a combattere contro me stesso, il compromesso, il conformismo, l’omologazione, la sottomissione, l’ignoranza, l’ipocrisia, la brutalità, l’élite dominante. Tutti questi sono sogni americani, tutto questo è il sogno americano».

Il 1992, un po’ (in piccola parte) come il 1977, è stato uno dei pochi anni in cui un disco con questi contenuti poteva uscire per una multinazionale e vendere milioni di copie. Potenza del post-Nevermind. Bisogna risalire più o meno ai tempi dei Clash per trovare un adeguato termine di paragone, un’altra band così radicale nei contenuti che esordisce direttamente per una major. Se i Clash hanno comunque un’evoluzione estetica che da White Riot li porta a London Calling e a Sandinista, i Rage Against The Machine debuttano con un suono talmente definit(iv)o da essere già in qualche modo cristallizzato. In Evil Empire e The Battle Of Los Angeles avrebbero girato intorno agli schemi – geniali – di questo esordio, ma non li avrebbero mai veramente superati. Un suono già formato che le prove di Zack De La Rocha come cantante degli Inside Out o di Tom Morello nei Lock Up difficilmente avrebbero fatto intuire.

Zack De La Rocha, Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk non sono i primi a combinare il rock con l’hip-hop. Esempi in precedenza sono già arrivati da entrambe le parti: da un lato i Run DMC o i Beastie Boys, dall’altro i Faith No More e i Red Hot Chili Peppers, o prima ancora i Suicidal Tendencies di Institutionalized (per la cronaca, citiamo anche i duetti tra gli stessi Run DMC e gli Aerosmith o tra gli Anthrax e i Public Enemy). Non una novità assoluta, quindi. Ma i Rage sono i più efficaci, grazie a un sound più squadrato in confronto, per esempio, agli edonisti Red Hot o ai progressivi Faith No More. Rispetto ad altre band hanno un messaggio che colpisce e uno stile che, anche se in maniera paradossale, rimane dentro gli schemi del rock, guadagnandosi quindi una più ampia fetta di pubblico potenziale. Dove gli altri si divertono, i Rage “spaccano” per usare un tipico, esecrabile neologismo anni ’90. Hanno capito che per dare voce agli indignados dell’epoca e colpire le masse bastano una chitarra, un basso e una batteria. Nient’altro.

Una vera e propria politica degli strumenti, di cui i nostri andavano tanto fieri da sbandierarlo nelle note di copertina: «in questo disco non abbiamo usato nessun sample, nessun sintetizzatore e nessuna tastiera elettronica», come se l’elettronica fosse una sorta di peccato originale neocapitalista. Per l’accoppiata tra medium e messaggio, ergo tra contenuto e forma, vengono in mente i Gang Of Four, che con i RATM hanno almeno tre elementi in comune; ovvero il marxismo, il contratto con una multinazionale e un esordio a 33 giri che ha creato un suono diventato immediatamente la quintessenza di un intero genere: il disco funk-punk per eccellenza contro il monolito rap-metal. In tema di crossover, proprio l’approccio del quartetto di Los Angeles era, coincidenza singolare, molto più rigido di altri gruppi coevi: niente dj come gli Urban Dance Squad, niente elettronica, niente fiati come i Fishbone. Solo un inossidabile trio strumentale a fare da base per il rap militante di Zack De La Rocha.

In realtà non serve un dj per i RATM, perché Tom Morello si comporta già da campionatore umano. Per scratchare friziona con una mano le corde all’altezza dei pick-up e con l’altra muove su e giù lo switch, mentre la leva del tremolo è il braccio del suo giradischi a sei corde, con cui, per il resto, spara fuori dalle casse citazioni che sanno di sample suonati (ditemi voi se il riff iniziale di Wake Up non ricorda Kashmir) e crea cadenze sincopate con il muting che ricordano l’andamento delle basi hip-hop (Know Your Enemy). Tutto replicabile dal vivo, e tutto, o quasi, in analogico. La chitarra elettrica diventa una biblioteca audio da cui tirare fuori l’impossibile: la sirena della polizia (Fistful of Steel), il congegno elettronico o il puro rumore modulato. Ma sempre di una chitarra si tratta. Il sound è molto più spartano di quanto si possa immaginare. Il vocabolario di base parte da una grammatica hard blues mandata a memoria e stilizzata, con il vecchio call and response tra voce e chitarra che diventa il confronto tra il rapper e il chitarrista-dj: Killing In The Name è un’escalation di questo serrato botta e risposta, e anche per questo uno dei brani più efficaci dell’album. Con una manciata di effetti usati in maniera espressiva – di preferenza wah wah, whammy, delay, tremolo/vibrato – e frasi secche e percussive, Morello concentra in un unico stile i riff bassi di Tony Iommi, il fraseggio di Jimmy Page, le escursioni soniche di Hendrix e il tapping e i virtuosismi di un Van Halen cresciuto alla Def Jam. Basta per fare di lui il chitarrista alt rock più originale dei primi anni ’90.

Poi c’è la sezione ritmica, muscolosa e nervosa ma sempre piuttosto dosata, più simile al duo Eric Avery/Stephen Perkins dei Jane’s Addiction (Settle For Nothing) che agli istrionici Flea e Chad Smith (proprio Perkins è l’unico ospite del disco, insieme a Maynard James Keenan dei Tool). Wilk e Commerford forniscono le sincopi hip hop (Bullet In The Head) e il robusto funk (Take The Power Back) su cui si appoggiano le invenzioni della chitarra e la voce. Tutto infatti ruota intorno ai testi di Zack De La Rocha, alla sua esuberanza lirica e alla potenza delle sue frasi. La musica è la molla per quei proclami di rivolta. “Anger is a gift”, da Freedom, sembra aggiornare proprio un vecchio adagio dei Clash. Del resto, negli anni ’90 non ci sono più Beatles né Stones, gli del rock se ne sono andati da un pezzo ma, se non altro, restano gli arrabbiati. BombtrackKilling In The NameKnow Your Enemy e Freedom sono anthem fatti per esplodere, dovunque vengano suonati, dal centro sociale allo stadio; non hanno frasi veramente cantabili, sono pura materia incendiaria rock.

Come è quadrato dal punto di vista sonoro, il senza titolo dei Rage Against The Machine non ha pezzi superflui. Quasi tutti i brani sono potenziali singoli. A pensarci bene, ho conosciuto questo disco prima ancora di averne una copia fisica, proprio grazie al suo potenziale radiofonico: avevo già mandato due o tre pezzi a memoria dalla radio. Poi, l’esibizione al Sonoria del 1996 è rimasta uno dei concerti che più ricorderò dell’adolescenza. Mi permetto di mischiare ricordi personali alle considerazioni storiche per quello che è un anniversario con tutti i crismi. Il primo album del gruppo rock più politicizzato della sua epoca (anche se continuo a considerare i Fugazi la band più politica), quello con il bonzo che si dava fuoco in copertina, ritorna in edizione rimasterizzata e allargata in occasione dei vent’anni dall’uscita. Anche gli zapatisti, quindi, vogliono le loro strenne natalizie.

Il box esce in diverse versioni, dal semplice disco con bonus, al doppio CD con DVD, fino al supercofanetto con due CD, due DVD e il vinile. I dischi ospitano versioni live e demo, alcuni dei quali sono di brani rimasti sostanzialmente inediti (Auto LogicMindset’s A ThreatClear The LaneDarkness Of GreedThe Narrows). I demo dimostrano che le novità dei Rage Against Machine c’erano già tutte in fase di composizione e che solo il necessario è stato aggiunto in produzione. Freedom per esempio ha un testo diverso (provvisorio) ma i riff sono identici, Bombtrack è quasi quella definitiva e Killing In The Name sembra addirittura più “asciugata” e spigolosa nella versione finale di studio rispetto al provino. Delle rarità, la più curiosa è Mindset’s A Threat, se non altro perché si sente un’influenza ragamuffin che non ha riscontri in altri pezzi, o meglio un’influenza dei Bad Brains, i padri di tanto rock meticcio. I DVD contengono un intero concerto del 2010 e una miscelllanea di videoclip, filmati e altri spezzoni di concerto. Per i completisti c’è di che godere, il voto è strettamente per l’album.

3 Dicembre 2012
Leggi tutto
Precedente
Scott Walker – Bish Bosch Scott Walker – Bish Bosch
Successivo
Mika Vainio – Fe3o4 – Magnetite Mika Vainio – Fe3o4 – Magnetite

album

artista

Altre notizie suggerite