Recensioni

Se parole come “Genio” e “incompreso” hanno un qualche significato, potete trovarne un’ampia fetta in Randy Newman. Miracoloso a sé che, senza partire dal country e/o dal folk, ha creato una cifra autoriale unica mettendo assieme le colonne sonore scritte dagli zii e la scrittura pianistica, i musical e il gospel, George Gershwin, Cole Porter e Ray Charles. Se vi pare poco, c’è sempre l’umanità cinica e impietosa con cui sferza e tratteggia personaggi e racconta storie. Che si tratti dell’amato sud degli Stati Uniti, delle persone di bassa statura o dello schiavismo, in quaranta e rotti anni di carriera abbondano i Grammy in bacheca e – cosa più importante – le Canzoni con la maiuscola qui oggetto di “rilettura”. Secondo pannello di una trilogia, The Randy Newman Songbook Vol. 2 scarnifica (come il predecessore e come l’uomo suole fare dal vivo) le sonorità a voce e pianoforte permettendo così alla scrittura di brillare ulteriormente.
Sedici brani scorrono agili la gamma tra tristezza e sarcasmo e tracciano un arco di quattro decenni dal debutto nell'ormai lontanissimo 1968, fino al più recente Harps And Angels; a ogni passo si impongono una raffinatezza e una sincerità senza pari, che rafforzano ritratti di vita amari, ironici e talvolta assurdi di fatto inscindibili dalle liriche. E che invogliano l’ascoltatore a tornare su classici conclamati, oppure riscoprire cose a torto considerate “minori” mentre l’autore si guarda indietro con la voce di oggi. La propria essenza nelle canzoni, costui gioca un ennesimo ineffabile (s)gambetto.
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