Recensioni

Tanto non c’era piaciuto False Flag, l’esordio di un paio di anni addietro, che questo Formerly Extinct ci pare oro colato. Se all’epoca la “holy pagan union” di Chris Corsano, Ben Chasny (Six Organs Of Admittance) e Sir Richard Bishop c’era sembrata quasi scollata, attenta a dimostrare al mondo la propria capacità (individuale) di “fare” musica perdendo di vista l’ascoltatore (più o meno colto) e il senso del tutto, questo ritorno ci appare più genuino e sentito.
Non più intelligibile, sia chiaro. Ché i tre sono sempre lì, cervellotici a volte ben oltre la norma, a ricamare, devastare, spostare i paletti, mischiare le acque, intendere una cosa e partire verso un’altra. C’è però di base una maggiore coesione interna al disco in nome di un rock che diremmo quasi math, se non temessimo di venire pesantemente insultati dai tre. Eppure le frasi di chitarra messe in atto dai due chitarristi – e il drumming quasi controllato e regolare di Corsano – vanno proprio in quella direzione: le scale vertiginose dell’opener Idol’s Eyes, sempre pronte a sciogliersi verso rock, blues, impro; il crescendo quasi shellacchiano di Plugged Nickel coi suoi sfasamenti chitarristico-ritmici; l’etno-rock di Majnun, retaggio made in Bishop incastrato dentro strutture regolari, prima di implodere in estasi quasi noise; gli intarsi in stop’n’go di Goodbye Mr. Gentry, spruzzati di malinconia paesaggistica. Molto in Formerly Extinct rimanda a ciò che citavamo sopra, ma la matrice è sempre lì per essere stravolta e per stravolgere chi ascolta.
Come nel caso dell’unico pezzo realisticamente lungo dell’albo, Silver Nile, una suite bishopiana nel midollo, capace di evocare tempi lontani e spazi aperti, giocando con lo spartito e l’emotività, e che, seppure sia quella più scontata e attesa da trio, lascia lo stesso a bocca aperta. Ammainata la falsa bandiera, i Rangda muoiono e rinascono a nuova, vecchia vita.
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