Recensioni

I Ratking tornano dopo “Wiki93”, EP del 2012 sempre su XL, e dopo il mini-documentario in bianco e nero di Ari Marcopoulos (fotografo-regista di Amsterdam) per Pieces of Shit.
So It Goes” (XL, 2014) è black music, pop, post-industrial, avant. Suono anni Dieci, con il left-field che perde eversione e il rap che assume in corpo noise musik d’inerzia. Il rumore è strumento di ridefinizione del linguaggio hip-hop. Il morbo patologico di una scena mainstream in disorientamento arriva a uno Yeezus del “dio” West che coglie il punto del linguaggio death-gripsiano mettendoci il marchio Roc-a-fella (2013) – con pulsazioni soulfully dalla sua produzione classica in maschera – ma anche verso un Krak Attack 2: The Ballad of Elli Skiff di CX KiDTRONiK che ha esasperato la sostanza imprimendo stimmate Stones Throw (2012).
RATKING sono figli del parto west-iano più di quanto certamente siano disposti ad ammettere, ma molto meno del collettivo di Sacramento, con cui nel 2013 hanno condiviso anche palco e date. In loro non c’è la rottura D.I.Y. e la fisicità dei Death Grips. L’autoproduzione? No, non è roba per RATKING. E picchiare col microfono a petto nudo sugli amplificatori? Nemmeno. Invece arriva in circolo molto senso estetico in stile Kanye West, e quindi quel tatto soul straniante (vedi * e Take) di cui già sopra, con una buona dose di narcisismo auto-celebrativo. Wiki, Hak e Sporting Life scrivono hip-hop anni ’10, suonano New York. Impulso soul, con il flow di Wiki che scorre liscio, tondo e circolare, chiudendo le strofe sul beat in pulizia. Un Hak riottoso taglia il rap e irrigidisce la punteggiatura, le strofe si spezzano in affanno, mentre Sporting Life è batterie sintetiche da rinascita G-funk era, e il beat tech-noise: patterns caldi e samples in allucinazione sonora, un ampliamento dei territori di genere.
RATKING, ovvero un suono sulla cui evoluzione da Wiki93 – lavoro appuntito, con ottime intuizioni e incerte soluzioni formali – si insinua lo spettro di Young Guru (DJ ai piatti nel tour Watch the Throne di Kanye West e Jay-Z). È una scena in fermento: il tentativo di filtrare rap e noise, la lezione Bomb Squad prima di tutte. Le etichette tentano di seguire la tendenza, Sub Pop rapisce alla Deathbomb Arc i Clipping e li mette sotto contratto, con XL Recordings e RATKING che diventano un tassello del sentiero intrapreso dalla scena hip-hop per rinnovare se stessa, lontano dagli stilemi avanguardistici troppo astrusi e dalla nostalgia, e per evitare l’inabissamento.
Partecipano alle tracce di questo debutto, King Krule su So Sick Stories, Wavy Spice su Puerto Rican Judo e Salomon Faye su Take: lanciano RATKING in attacco massivo. So It Goes è il disco giusto al momento giusto per XL, il disco di tendenza. Nulla di definitivo, ma è roba che sembra pulsare di luce propria, al di là di tutte le coste. Perché in Puerto Rican Judo balla il piede sul beat di Sporting Life e Wavy Space è rap grinzoso Wu-Tang vs. rap crudo di Hak. RATKING è complesso e investe in pieno volto, narrando l’inquinamento radioattivo su asfalto dei lampioni elettrici di N.Y.; una narrazione stanca, la malattia della noia, che è quotidiana rassegnazione. C’è poco sentimento, tanta posa rivoltosa. L’hip-hop smarrisce il battito, si spalanca la porta del museo e il rap-noise soccombe stiloso e modaiolo, materiale però che non ammazza dentro. RATKING potrebbe essere moda, ma probabilmente non lo è: i Nostri sono abbastanza veri da fare un disco cattivo e indipendente, quantomeno nei suoni. E’ roba che, giunta a maturazione, potrebbe svoltare su deviazioni inaspettate. “Pompano” intimismo “senza scuola”, anche se in fondo la scuola è la consapevolezza. Se il rap è morto, i RATKING non sono la soluzione, ma va bene lo stesso.
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