Recensioni

Pretenziosi e engagé, gli svedesotti se ne uscivano nel 1998 con un titolo vergato su un classico disco di rottura (il semi omonimo di Ornette Coleman targato 1959) in cui concentravano schegge impazzite di noise, punk, metal, indie e molto altro ancora, destinate a dare una (nuova) forma alle musiche hardcore-punk.
Stile e antagonismo, classe e passamontagna nero, ideologia e riottosità hardcore-punk fuse insieme in a chimerical bombination in 12 bursts, come da sottotitolo programmatico, nell’elaborazione pratico-teorica (che fa molto estremisti anni ’70) di un nuovo rumore. New Noise, non a caso, fu l’incendiario singolo in grado di far prendere corpo a marxismo militante, aggropunk in mutazione e stilosità non gratuita in 5-minuti-5 di rara coesione. Disco-bomba da subito per le sue inaudite svolte punk al midollo, The Shape Of Punk To Come fu un disco che segnava un’epoca in cui i 4 diedero una nuova forma al nuovo punk, quello a venire, soprattutto con un gesto che più punk non si poteva: lo scioglimento avvenuto proprio allo zenith creativo e ricettivo. Quello di The Shape… era (ed è) però il punto di arrivo di un percorso stilistico-ideologico: la rielaborazione non esegetica della linea che dall’hc evoluto made in Washington DC passava per Born Against, la San Diego di Drive Like Jehu, l’incopromissoria furia nordica dei Breach ma soprattutto l’etica/estetica dei Nation Of Ulysses. Il tutto però non solo dalla periferia, ma dalla periferia della periferia: Umea, 200 km a sud del circolo polare artico. Lontano dal mondo; lontano (apparentemente) dal punk. Ma completamente addentro a entrambi.
Di contorno alla ristampa (anche disponibile in versione vinilica) la Epitaph aggiunge un secondo cd con un live dello stesso anno tenuto “in casa” ad Umea, e un dvd che è la vera chicca del box. Oltre alla versione live del disco e a qualche video (l’ultranoto New Noise su tutti), è il documentario Refused Are Fucking Dead – opera del chitarrista Kristofer Steen e già edito per Burning Heart – di sicuro la portata più succulenta del banchetto. Ideale per comprendere dal di dentro le dinamiche dell’ultimo periodo di vita dei Refused, riporta, malinconicamente e anche un po’ troppo autoreferenzialmente, le fasi dell’ultima tourné americana evidenziando le cause di uno scioglimento doloroso umanamente oltre che artisticamente.
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