• giu
    01
    2006

Album

Sony Music Entertainment

Add to Flipboard Magazine.

Un disco talmente facile che ti sembra di averlo compreso dal primo ascolto. Pianoforte, chitarre (elettriche e acustiche), basso, batteria e poco altro sono i rami rigogliosi su cui la melodia fa mostra di sé, nella sua naturalezza, senza costrizioni o sovrastrutture. La forma compiutamente cantautorale italiana diventa estensione del corpo nella modernità, come nell’immagine riflessa allo specchio di Finora, striata dai colori elettronici dei campionatori e cadenzata dalla malinconia dei tasti bianconeri, la stessa che innervava nel 2001 Il sig. Domani di Roberto Angelini. Eppure qualcosa sfugge. Ed è qui che l’ostinazione e l’ascolto pagano.

L’essenza del disco, ben lontana dall’essere stata catturata, è tutta nei testi, ma non è la complessità della scrittura a rendere sfocati i contorni, bensì l’immediatezza delle parole. Quando non si è più abituati a vedere e sentire la realtà per quello che è, i racconti della quotidianità fanno fatica ad entrare sotto pelle, hanno bisogno di essere masticati e metabolizzati fino a quando qualcosa, d’irrazionale, d’istintivo, non scuote i sensi. Allora, e solo allora, si possono seguire i tracciati di un vissuto personale, quello di Riccardo, che diventa comune. Così Laura non è solo un brano dedicato alla sua compagna Laura Arzilli (bassista e produttrice dell’album insieme al fratello Daniele Sinigallia), ma uno stralcio di vita rielaborato dagli occhi di chi l’ama, come un De Gregori perso negli echi pinkfloydiani; Amici nel tempo si aggroviglia sulle dinamiche relazionali, tra strappi e ricostruzioni, improvvisi e delicati ritrovamenti che sanno di “gioia a portata di mano”; mentre Il nostro fragile equilibrio è la riflessione a cuore e mente aperti nell’età della maturazione, con i fiati e i cori della Arzilli a soffiare lievi sui pensieri.

Si snoda così un percorso artistico e umano che proietta la canzone pop d’autore nel futuro, confinando in un angolo, neanche troppo lontano, l’elettronica, trepidazione fascinatoria dell’esordio (ancora presente nel battito etereo di Se potessi incontrarti ancora e nel congedo strumentale Ciao) che rischiava di lasciarlo dietro le quinte. Lo sviluppo del racconto in prima persona, invece, riesce a dischiudere la voce, vera protagonista e incarnazione delle parole (la dedica solo chitarra di Una canzone per Fede), che in Impressioni da un’ecografia diventa confessione immaginifica e genitrice di speranza: “Dai miei pensieri nell’acqua / Una spina dorsale / Attraversa il digitale / Illumina la stanza e mi lascia / L’impressione di esserti padre”. Una prova toccante e difficile da fare propria, se non si lascia spazio all’empatia. La vita, nel bene e nel male.

1 Giugno 2006
Leggi tutto
Precedente
Ladyhawk – Ladyhawk Ladyhawk – Ladyhawk
Successivo
Tv On The Radio – Return To Cookie Mountain Tv On The Radio – Return To Cookie Mountain

album

artista

Altre notizie suggerite