• feb
    18
    2014

Album

Sugar

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Sono davvero passati quasi otto anni dall’ultimo album solista di Riccardo Sinigallia, cioè da quell’Incontri a metà strada che rilanciava la palla in una zona più intimista e cantautorale rispetto all’omonimo esordio di tre anni prima, quando il codice Tiromancino veniva declinato con agile padronanza in calde sembianze electro soul, suggerendoci prospettive di primo piano per il musicista romano uscito dalla compagine di Zampaglione (dopo averne segnato in profondità le coordinate). Otto anni sono più di un silenzio interminabile, somigliano ad un’implosione o se preferite ad una rinuncia, quasi una dichiarazione d’inadeguatezza al gioco scoperto in prima linea.

Poi però, quando lo davamo ormai per desaparecido, arriva questo Per tutti, lanciato addirittura sulla ribalta di Sanremo. Non a caso si tratta forse del suo disco più scopertamente pop e strategicamente radiofonico. Pop con un cuore cantautorale certo e dai paramenti curati, frutto di un progetto sonoro sensibile alla causa della suggestione, insomma in continuità con ciò che ricordavamo ma senza adagiarvisi: è significativo come la scaletta si apra (la rarefatta e palpitante E invece ioe si chiuda (la trasfigurazione fiabesca di Tu che non conosci) all’insegna di un tiromancinismo evoluto. Nel mezzo accadono molte cose, molte buone e qualcuna meno. Funziona, ad esempio, la sinergia col vecchio sodale Filippo Gatti (co-produttore dell’album assieme a Sinigallia e Laura Arzilli), soprattutto in quella Una rigenerazione che incalza ripescando un’idea battistiana degli Eighties tra vampe di ottoni e riffettini radianti di synth.

Così come convince una Che non è più come prima capace di strapparsi dal petto incrostazioni da frattura generazionale su trepidazione post-soul (roba da nipotino di Hall & Oates a cuore grigio). Quanto al pezzo sanremese (poi escluso perché già eseguito live) Prima di andare via, scorre piuttosto bene nel solco di un cantautorato popular che rimanda alle cose migliori di un Nino Buonocore, e non era affatto scontato, come dimostra una Le ragioni personali che tenta di spacciare malinconie prevedibili su un appagante costrutto orchestrale (squilli di ottoni, archi, arpeggi luccicosi). Sembra a tratti che il Sinigallia producer prevalga sul compositore/interprete, soffocandone il potenziale, come è anche più evidente in una title track che sembra quasi nascondersi dietro retronostalgie Moroder e ugge wave-glitch vagamente Notwist, mentre 13 07 2010 abbozza addirittura uno strumentale di pastelli sintetici ambient à la Eno, cavandosela tra l’altro neanche male.

Si esce dall’ascolto, insomma, con la sensazione che il talento articolato e la genuinità siano intatti, però Sinigallia sembra volersi sfilare da quel ruolo di prospetto eclettico ed espanso che gli avevamo cucito addosso forse frettolosamente. Ed un po’ dispiace.

23 Febbraio 2014
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