Recensioni

8.0

Poniamo che non conosciate i Go-Betweens: un’eventualità riprovevole, ma – ne converrete – meno peregrina di quanto si possa pensare. Nel caso, qualora vi capitasse tra le mani questo Grant & io, se vi incuriosisse l’immagine di copertina – un intrigante scatto di due giovani uomini ritratti su piani sfalsati (espressione, quest’ultima, piuttosto significativa riguardo alla natura dei due e al rapporto tra loro) – e vi venisse quindi voglia di leggerlo, ebbene, potrebbe capitare che: 1) vi piaccia, Go-Betweens o meno; 2) vi innamoriate, nel frattempo e come da sempre avreste dovuto fare, di questa band che un tempo è stata indicata non senza ragione come “la più sottovalutata della storia del rock”.

Robert Forster, nato a Brisbane, classe ’57, musicista (è uscito da poco l’ottimo Inferno) e giornalista musicale, ha scritto questo memoir mosso da almeno due obiettivi: raccontare la storia della band in cui ha militato per anni e quella della sua particolare amicizia con l’altro polo creativo del gruppo, Grant McLennan, due filoni che sono in realta uno solo e rivelano pagina dopo pagina un appassionante coagulo di risvolti, man mano che procede la cronaca della carriera ispiratissima ma avara di fasti dei Go-Betweens. Li seguiamo attraversare lo spegnersi dei 70s e l’incendiarsi degli 80s, disco dopo disco, un gioiello di canzone dopo l’altro, tra Londra, Sidney, New York e la Germania, confrontandosi con produttori e manager di etichette (alcuni leggendari come Geoff Travis e Seymour Stein), colleghi più o meno folli (gli Orange Juice, Nick Cave and the Bad Seeds, i R.E.M., le Sleater Kinney…), lo sradicamento e l’azzardo che lasciano via via il posto a un problematico bisogno di radici, l’armonia che si logora con l’appassirsi delle illusioni.

Tutto ciò non potrebbe avvincere il lettore – come in effetti fa – se non fosse per la penna di Forster, asciutta ma pronta a cogliere le più intime sfumature, ironica e disposta all’understatement eppure capace di lasciar trasparire tutta la tensione e il ribollire emotivo dietro ai fatti, alle svolte, agli incontri, agli abbandoni, ai colpi di fortuna e ai voltafaccia del destino. In questo senso, e pur nella abissale diversità, mi ha ricordato Rock, amore, morte e follia di Mark Oliver Everett, simile il modo in cui la biografia sa imporsi come spinta narrativa, mantenendo contatti stretti con le cadenze discografiche ma senza lasciare che dettino la scaletta. La musica infatti c’è – ci mancherebbe – ma non in primissimo piano, è lo sfondo necessario, ciò che tutto lega e verso cui tutto converge, come una “patria” intangibile e fluida, un vero e proprio – se si preferisce usare un’espressione di cui in questi giorni si abusa spesso – “orizzonte degli eventi” al di fuori del quale non esiste sviluppo, direzione, forza, vita. Di molte canzoni Forster suggerisce l’origine e i motivi, ne rivela in un certo senso il cuore e il valore, ricorrendo ad accenni tecnici solo se narrativamente necessario, mantenendosi sempre dalla parte dell’ascoltatore, da appassionato totale che alla musica continua ad aggrapparsi come alla migliore possibilità di salvezza a portata di mano.

Leggiamo quindi di come lo sfaldarsi della band, svanita alle soglie dei 90s e “in pausa” per tutto il decennio, non impedì a Robert e Grant di continuare a frequentarsi e collaborare, con quello stesso senso di necessità e eventualità, fino alla straordinaria reunion del 2000 – la reunion più riuscita di sempre? – che li vide produrre tre album fantastici, tra i migliori della loro carriera. Interrotta di colpo, nel 2006, dall’infarto che si è portato via nel sonno Grant, con tutte le sue contraddizioni inespresse, la sua strisciante inadeguatezza, la sua fragilità e la sua genialità. Le pagine si fermano qui, ed è giusto:  Forster ha fatto altro – dischi solisti, un libro di successo (The 10 Rules of Rock and Roll, uscito nel 2011)…  – ma, come si dice, è un’altra storia.

Questo libro è un omaggio, una testimonianza, un’avventura e un colpo al cuore (una raffica di colpi al cuore). Eletto “book of the year 2017” da Mojo e Uncut, è stato finalmente reso disponibile in italiano dalla romana Jimenez con la traduzione dei fondatori stessi della giovane casa editrice, Michela Carpi e Gianluca Testani. Superfluo aggiungere che si tratta di una lettura che vi raccomando, anzi vi auguro.

Voti
Amazon

Le più lette