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Cambio di paradigma (Paradygm Shift), ovvero ritorno alle origini. Il nuovo disco di Robert Hood,  firmato con il suo classico moniker per Dekmantel, a cinque anni di distanza da Motor: Nighttime World 3, ci riporta indietro all’esplosione del movimento minimal Detroit ad inizio anni Novanta. Precisamente nel 1994, anno di uscita di Minimal Nation per Axis, pietra miliare nella produzione di Hood che univa elementi elettro-funk, industrial e minimalismo psichedelico, raccontando tensioni e riscatto della Motor City. A 23 anni di distanza, il producer, dopo essersi dedicato ad una commistione festosa e spirituale tra disco music e house con il progetto Floorplan (significativo l’ultimo album Victorious del 2016) ha sentito la necessità di riaffermare la sua lezione. «Penso – ha dichiarato in press release – che questo sia il momento giusto per la musica elettronica per cercare un nuovo atteggiamento mentale. Ho sentito la necessità, come artista, di portare il minimal in prima linea senza lasciarlo perdere nella melodia».

E, scorrendo la tracklist, si comprende l’operazione retromaniaca. Iterazione ed essenzialità gli elementi fondanti, in poche parole minimal techno. Idea è avvolta da un accartocciarsi di stab e intensi hi-hat su velocità travolgenti, I Am e Pattern 8 ipnotizzano con arpeggi in tensione, Solid Thought e Lockers sono carrelli a là UR spediti verso lo spazio, Nephes è un classico alla Hood con quel ritmo funkeggiante che non può far rimanere fermi, Pneuma si abbandona alla sensualità melodica.

Non è certamente un album a cui chiedere elementi innovativi questo, ma la classe e la tecnica di Hood, nonostante momenti prevedibili, non possono che affascinare ancora. Per i seguaci della prima linea, un ennesimo pezzo da collezione, per i neofiti la scoperta di cosa sia stata la techno a Detroit nei 90s.

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