Recensioni

6

Il duo che viene dal freddo e che dopo i Gus Gus ha fatto risorgere il mondo di paillettes un po’ melo degli 80. Loro al terzo album tornano bambini. Ancora una volta: retrofuturismo. Dopo aver sentito il ritorno di Miss Kittin & The Hacker il mese scorso, anche qui si rispolverano tonnellate di progressività moroderiane e sciccosissimi riff di plastica. Un percorso che negli ultimi tempi sembra essere tornato à la page.

E allora per rinnovare (?) l’estetica now pop si usano quei trucchetti di filtering che ci hanno insegnato i Daft (Vision One), i crescendi del buon visionario Lindstrøm (This Must Be It nuovo inno europop) o le retoriche passatiste degli Abba (You Don’t Have A Clue). Non è di sicuro Melody A.M., ma Svein Berge e Torbjørn Brundtland sanno ancora parlare al popolo della classifica. Speriamo che questo processo di ringiovanimento non li porti pericolosamente vicini all’infanzia.

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