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Le regole ci sono. Ciononostante, è possibile non seguirle. Unfollow The Rules rappresenta idealmente una sintesi perfetta per Rufus Wainwright, giunto al suo vero e proprio nono album di canzoni senza contare le due precedenti e atipiche uscite del 2015-2016. Unfollow The Rules segue quindi di ben otto anni Out Of The Game, policromo tripudio pop confezionato da Mark Ronson, l’ennesimo dei collaboratori di lusso incontrati nel corso di una carriera sontuosa. Il songwriter di origini canadesi, figlio di Loudon III, è stato infatti capace nel tempo di raccogliere l’eredità dei grandi cantautori, dal 1998 dell’esordio omonimo a Poses, che lo avevano lanciato tra le stelle della sua generazione, sino ai fasti inarrivabili degli incantevolmente sfarzosi e speculari Want One e Want Two, oppure all’eterogeneità elegantissima di Release The Stars, realizzato con il supporto di Neil Tennant dei Pet Shop Boys. Nel mezzo ci sono state parantesi decisamente più ostiche: All Days Are Nights: Songs For Lulu, affresco di funerea introspezione adombrato dalla scomparsa della madre Kate McGarrigle, certo, ma ancor di più l’opera Prima Donna, dalla registrazione dell’omonimo melodramma scritto di proprio pugno, e il prescindibile Take All My Loves: 9 Shakespeare Sonnets, adattamento su pentagramma di alcuni sonetti originali del poeta inglese per i quattrocento anni dalla sua morte.
Parlavamo, adesso, di ideale sintesi di differenti passioni perché Unfollow The Rules torna alla forma-canzone, appunto, ma lo fa seguendo la struttura di un’opera: i dodici nuovi pezzi sono distribuiti in tre atti. Atto primo: Trouble In Paradise riecheggia i migliori successi del passato con videoclip contro i rigidi paletti di genere, la più acusticheggiante Damsel In Distress omaggia Laurel Canyon – dove Rufus abita assieme al marito – e indirettamente Joni Mitchell, la title track è una confessione di vulnerabilità al pianoforte sull’onda di un impeto via via sinfonico, You Ain’t Big rende sensibile anche il concetto di country. Atto secondo: l’enfatica Romantical Man parla dell’attrice vittoriana Sarah Siddons, Peaceful Afternoon si articola in maniera complessa e l’1-2 formato da Only The People That Love, minimale e toccante inno all’amore, e This One’s For The Ladies (That LUNGE!), numero femminista sulle orme di Judy Garland, già celebrata a suo tempo con Rufus Does Judy At Carnegie Hall, è da applausi. Atto terzo: la concisa My Little You è una personale cartolina del mondo dei palcoscenici teatrali, Early Morning Madness è un numero noir in irresistibile stile melodrammatico-ironico viaggiando sull’Olandese Volante della sbornia, mentre Hatred alza il tiro lievemente elettronico della vivacità e Alone Time chiude splendidamente con la promessa degli incontri di domani: «I need a little alone time / A little dream time / But don’t worry I will be back baby».
Prodotto in vari studi di grido di Los Angeles da Mitchell Froom (Crowded House, Paul McCartney, Richard Thompson, Suzanne Vega, Randy Newman), il lavoro mette in fila ballate contrassegnate al solito da notevole ricchezza strumentale, dagli archi agli ottoni, e dall’imprinting sempre più classico, meno barrocco ed eccentrico rispetto a un tempo. Vi sono cori à gogo e crescendo melodici, sfumature beachboysiane e beatlesiane, una voce che tutto può e l’eco dichiarato di modelli sempreverdi come Leonard Cohen e Paul Simon. «Vorrei che questo album rappresentasse tutti quegli aspetti della vita che mi hanno reso l’artista vissuto che sono oggi», ha affermato Wainwright, che si è lasciato ispirare dalla paternità – la figlia per quanti ancora non lo sapessero si chiama Viva ed è nata da Lorca Cohen, sì, a sua volta figlia dello stesso Leonard – così come dal Medioevo, dal presente così come dal passato. Unfollow The Rules vorrebbe essere il disco della maturità, la dimostrazione che si può migliorare invecchiando, come il buon vino. Non c’è, però, bisogno di alcun zelo programmatico: Wainwright, nell’Olimpo dei più grandi compositori viventi, ci era già entrato da un bel po’, prima insomma di essere ritratto in copertina con una barba sulla via dell’abbondante imbiancatura. Questo, scusate se è poco, è soltanto un ritorno di ottimo livello.
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